Si intitola “Ribes” il nuovo singolo del cantautore urban pop MARCIO
Il brano racconta la forza degli incontri che sembrano scritti dal destino e il modo in cui alcune persone riescono a lasciare un segno profondo nel nostro percorso. Attraverso una scrittura intensa e fortemente evocativa, l’artista esplora la complessità dei legami umani, raccontando relazioni capaci di trasformarci, insegnarci qualcosa e modificare la direzione delle nostre vite.
Noi di Radio City Light abbiamo avuto il piacere di intervistare il cantautore Marcio, che ci ha raccontato in modo più dettagliato il suo nuovo singolo “Ribes”…
INTERVISTA
Il videoclip è stato girato in Sicilia, terra d’origine della tua famiglia. Che valore ha avuto questa scelta?
Sicuramente sono molto legato alle mie radici, quindi girare il videoclip di RIbes in Sicilia è stata una scelta voluta e per me molto significativa. Oltre al legame di sangue, è una terra a cui tengo davvero tanto e che, in un certo senso, mi ha visto crescere. La Sicilia è stata una scelta naturale anche per le caratteristiche della regione. Ribes è un brano che presenta sonorità molto arabeggianti e la Sicilia si sposava perfettamente con quest’idea, sia a livello di atmosfere sia a livello di luci, colori e paesaggi. Per me era importante valorizzare anche questo aspetto visivo all’interno del videoclip, perché contribuiva a raccontare al meglio l’universo del brano. In realtà, già quando ho iniziato a scrivere Ribes avevo in mente di girarne il videoclip in Sicilia. Mi piace portare all’interno della mia musica e del mio progetto artistico le mie origini, perché credo che senza radici non si possa volare. Per questo sono molto felice di aver fatto questa scelta.
Noto e Palazzo Nicolaci diventano parte integrante della narrazione. Quanto è importante per te il dialogo tra musica e luoghi?
Per me il dialogo tra musica e luoghi è fondamentale. La scelta delle location non è stata affatto casuale: avevo in mente di inserire scene di vita quotidiana, ma anche di dare al brano una dimensione quasi sacrale. Per questo Palazzo Nicolaci mi è sembrato fin da subito una scelta perfettamente in linea con l’immaginario che volevo costruire. Credo che l’interazione tra i suoni, quindi la musica, e il luogo in cui viene raccontata sia estremamente importante. Cerco sempre di armonizzare questi elementi in ogni mio singolo, perché mi permettono di trasmettere il significato del brano in modo più completo, quasi tridimensionale. A volte una canzone da sola non basta a comunicare tutte le sfumature di un messaggio, mentre l’incontro tra musica e immagini riesce ad amplificarne la forza espressiva. Per questo amo associare ogni brano a un’immagine precisa e a un luogo specifico. Penso che la dialettica tra musica e spazio sia una parte essenziale del processo creativo e che nulla debba essere lasciato al caso. Ogni scelta visiva pu contribuire a valorizzare una canzone e a veicolarne il messaggio in maniera più efficace. D’altronde, anche l’occhio vuole la sua parte.
Nel video racconti una relazione intensa e tormentata. Quanto si intreccia questa storia con il significato del brano?
Sì, assolutamente. La storia che ho voluto raccontare nel videoclip, quella di due persone che vivono momenti di pace e momenti di conflitto, si intreccia profondamente con il significato del brano. Ribes parla di destino e di quegli incontri che arrivano nella nostra vita per una ragione precisa. A volte ci troviamo coinvolti in dinamiche relazionali che possono sembrare difficili o persino dolorose, ma che hanno comunque uno scopo nel nostro percorso.
Per me Ribes rappresenta proprio quel momento in cui comprendiamo che una relazione, anche quando ci mette alla prova, pu portarci crescita, evoluzione o aiutarci a guarire ferite profonde. Per questo non volevo raccontare semplicemente una storia d’amore. Mi interessava mettere in scena il contrasto tra amore e guerra, tra armonia e tensione, perché credo che spesso le relazioni più significative siano anche quelle che ci trasformano di più. Il videoclip e il brano, quindi, sono strettamente legati: entrambi raccontano come dietro ogni incontro importante ci sia un significato che va oltre ci che viviamo in superficie.
Com’è stato lavorare con il regista Giulio Cocco?
Lavorare con Giulio è stato davvero bellissimo. Prima ancora che un professionista, lo considero un amico, e questo ha sicuramente contribuito a creare un clima di grande fiducia durante tutto il progetto. Avevamo già collaborato in passato e una delle cose che apprezzo di più del suo lavoro è la capacità di approfondire i miei testi e di coglierne ogni sfumatura.Ha un occhio molto attento, quasi chirurgico, nel raccontare i dettagli e nel trasformare le emozioni e i significati di una canzone in immagini. Questo gli permette di costruire una narrazione visiva sempre coerente con il messaggio del brano, e per un artista è un aspetto fondamentale.
I giorni delle riprese sono stati molto piacevoli anche dal punto di vista umano. Essendo ancora agli inizi del mio percorso, non è sempre semplice sentirsi completamente a proprio agio davanti alla telecamera, ma con Giulio si è creata una sintonia tale da permettermi di essere me stesso senza la paura di sbagliare.
Questo, secondo me, ha fatto davvero la differenza.
Dal punto di vista professionale, poi, lo considero una persona di grande talento. Fare il regista è un lavoro complesso, che richiede sensibilità, visione e tanta dedizione. In Giulio vedo una passione autentica, un fuoco creativo che emerge in tutto quello che fa ed è proprio questo che mi ha spinto a sceglierlo e a continuare a lavorare con lui.
Qual è stata la scena più emozionante o significativa da girare?
La scena più emozionante e significativa per me è stata quella ambientata nella casa dei due protagonisti. Credo che sia il momento del videoclip che racconta meglio la quotidianità di una relazione e che mette maggiormente in evidenza il contrasto tra amore e tensione, che è uno dei temi centrali di Libas. Mi ha colpito molto vedere come, attraverso gesti semplici, uno sguardo o una piccola interazione, si possa passare da una situazione di distanza a un momento di profonda connessione. In fondo, nelle relazioni spesso è proprio così: a volte basta poco per ritrovarsi e riconoscersi negli occhi dell’altra persona.
Devo ammettere che durante quelle riprese mi sono anche emozionato, perché le scene erano estremamente realistiche. Mi è piaciuto il modo in cui Giulio ha voluto ricreare situazioni capaci di parlare direttamente alla vita di tutti i giorni, rendendo il messaggio del videoclip autentico e vicino all’esperienza di molte persone. Penso, ad esempio, ai momenti in cui i due protagonisti sono seduti a tavola, ridono e scherzano insieme, e poi alle scene successive, in cui emerge invece una distanza emotiva. Quel contrasto è stato fondamentale, perché ha dato forza al messaggio che volevo trasmettere: l’amore non è soltanto armonia, ma anche confronto, crescita e trasformazione.
Credo che le difficoltà, quando vengono affrontate nel rispetto reciproco, possano diventare occasioni preziose per conoscersi meglio e per evolvere insieme. Ed è proprio questa complessità delle relazioni che ho voluto raccontare attraverso il videoclip.
Cosa pensi che la Sicilia aggiunga, dal punto di vista visivo ed emotivo, alla storia raccontata in “Ribes”?
Credo che la Sicilia abbia aggiunto al brano qualcosa di davvero speciale, sia dal punto di vista visivo che da quello emotivo. A livello estetico ha dato una dimensione quasi magica al videoclip: dai paesaggi alle architetture, fino ai dettagli della vita quotidiana, ogni elemento contribuiva a rafforzare l’immaginario che avevo in mente.
Mi affascina molto il modo in cui la Sicilia riesce a essere allo stesso tempo maestosa e autentica. Luoghi come Palazzo Nicolaci, con il suo fascino barocco, hanno aggiunto una forte componente visiva e simbolica al racconto, mentre gli scorci più quotidiani hanno restituito un’immagine della Sicilia quasi sacra nella sua semplicità.
Sono molto felice di aver scelto la mia terra e di aver messo al centro elementi che la rappresentano davvero. Mi ha fatto piacere anche che Giulio abbia condiviso pienamente questa visione e l’abbia valorizzata attraverso il suo lavoro. Inoltre, Ribes è un brano che richiama sonorità e atmosfere arabeggianti, e la Sicilia, con la sua storia, la sua architettura e le influenze culturali che porta con sé, si sposava perfettamente con questo universo. Per questo penso che sia stata una scelta molto forte, sia sul piano visivo che su quello emotivo, e una scelta che rifarei senza alcun dubbio.
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