Intervista su Radio City Light ai TIDAL WAVES che ci presentano il loro singolo “CLOROFORMIO”

0
11

Con “Cloroformio”, i Tidal Waves raccontano il disorientamento e le tensioni nascoste della mente umana.

Il singolo alterna atmosfere rarefatte, sonorità più dure e passaggi psichedelici, accompagnando un testo nel quale si confondono i punti di vista di chi esercita un’influenza e di chi la subisce.Il titolo richiama una sostanza anestetica, utilizzata come metafora di un malessere invisibile che altera la percezione della realtà. Tra riferimenti psicologici e suggestioni cinematografiche, la band approfondisce il significato del brano e le scelte musicali che lo caratterizzano.

Ne abbiamo parlato con la band in questa intervista per Radio City Light.

INTERVISTA 

Il titolo “Cloroformio” richiama qualcosa che agisce senza essere immediatamente percepito. Come è nata l’idea di utilizzare questa immagine per raccontare il disorientamento?

Innanzitutto, ci piaceva l’idea di accostare al brano una sostanza chimica che stordisce i sensi. La musica è, in fondo, un composto invisibile e incolore, proprio come il cloroformio. E proprio come questo può stordire e inquietare. Di sicuro ci aiuta a vedere come, nel nostro vissuto, siamo tutti circondati da un “cloroformio” invisibile, quel malessere strisciante e difficile da tenere a distanza che può colpirci da un momento all’altro.

Nel testo compare una figura che sembra muoversi nell’ombra da molto tempo. Chi rappresenta e quale ruolo ha all’interno della storia?

Da un punto di vista per così dire più esplicito, si potrebbe leggere il testo come un richiamo agli eventi che ebbero per protagonista Jeffrey Dahmer, il “mostro di Milwaukee”: un serial killer che pedinava le sue vittime attraverso un lungo processo di selezione, “girandoci attorno”, e che le stordiva proprio usando il cloroformio. Un riferimento che però andrebbe letto dentro una dinamica psicologica: una specie di Dhamer interno, che si aggira come un fantasma nella testa di ognuno.

Il brano alterna due punti di vista, quello di chi esercita una certa influenza e quello di chi la subisce. Perché avete scelto questa struttura narrativa?

Ci interessava produrre un disorientamento, uno squilibrio che rendesse il testo privo di un centro chiaramente assegnabile. Ciascuno di noi è in realtà molti, nel senso che è abitato da innumerevoli piccoli “io”: talvolta, la tensione che fra questi si genera, produce una sensazione di profondo stordimento, una frattura, che speriamo di aver colto con il brano.

La sensazione di non riuscire a distinguere chiaramente ciò che accade è centrale nella canzone. Quanto vi interessa esplorare le zone meno razionali dell’esperienza umana?

Direi che si tratta di un aspetto fondamentale. Anche per una questione di fedeltà alla musica che suoniamo, dove la componente psichedelica è forte, l’esplorazione di una dimensione pre-conscia costituisce il tratto fondamentale dei nostri testi. Lo scopo, per farla breve, è provare a rendere conto non tanto di ciò che le persone dicono o fanno, ma di immergersi in quelle tensioni, quelle forze che stanno dietro ai nostri comportamenti quotidiani, dandogli forma.

Quale interpretazione di “Cloroformio” vi piacerebbe che emergesse dall’ascolto, anche al di là delle vostre intenzioni iniziali?

Tradotto in immagini cinematografiche, l’effetto è quello del classico pedinamento alla Dario Argento: una ripresa in soggettiva dal punto di vista dell’assassino, il cui volto non viene mai mostrato per tutto il film. Eppure, la sensazione che preferiremmo emergesse sta in un mix profondo di tensione e sospensione, simile a quella che si respira quando il piccolo Danny vaga con il suo triciclo per i deserti corridoi dell’Overlook Hotel di Shining.

SOCIAL : Sito Web | Instagram