“Sister Gone” dei Fujiiro è una preghiera sospesa tra realtà e immaginazione, che trasforma l’assenza in presenza evocativa. Il brano si apre in modo intimo e ipnotico, con due voci che si intrecciano su atmosfere delicate, per poi espandersi in un paesaggio sonoro più ampio tra beat incalzanti e suggestioni new wave.
Tra momenti rarefatti e aperture improvvise, la canzone costruisce un equilibrio dinamico tra introspezione e slancio emotivo. In questa intervista per Radio City Light, la band racconta la genesi del brano e il proprio immaginario sonoro.
INTERVISTA
“Sister Gone” è un brano molto particolare: come lo raccontereste a chi lo ascolta per la prima volta in radio?
Sister Gone è un saloon sul fondo dell’oceano. Sbilenco e sognante. E’ un’invocazione, la celebrazione dell’assenza. Un gioco di sguardi e di chiaroscuri, fra romanticismo e spiritualità. Dentro ci sono Tom Waits, Beck, i Verdena e gli Slowdive.
Parte in modo molto atmosferico e poi cambia: è stato naturale costruirlo così o ci avete lavorato molto?
Ci viene spontaneo, purtroppo (o per fortuna), avere questa schizofrenia atmosferica! Quindi non c’è stata una premeditazione di questo tipo in un primo momento, salvo poi lavorare per sottrazione proprio nel momento in cui c’è l’apertura ritmica. In generale, tutto il nostro disco fa assaggiare diversi momenti “pop” sparsi in qua e là, ma non ci sono strutture immediate.
La doppia voce colpisce subito: come nasce questa scelta?
A volte alcune cose capitano per caso nel posto giusto al momento giusto, ci sono incontri e intuizioni che fanno da carburante per le idee. In qualche modo ci è sembrato naturale rendere il brano più seducente e meno “scontato” da un punto di vista del soggetto narrante, il timbro di Gaia ha reso il tutto più “sognante”. Inoltre, il tema della dualità, del doppio e dello “specchiarsi” è molto presente in tutto il nostro album, così come nel video di questo brano e così come nella scelta delle due voci.
Il brano ha un mood un po’ sospeso, quasi ipnotico: che tipo di emozione volete trasmettere?
Beh, sicuramente il sentirsi sospesi è già di per sé un’emozione intrigante da voler trasmettere. Ci viene spontaneo approfondire varie emozioni, mai una sola, in ogni brano. A volte tocca restare sospesi in atmosfere tipiche di un sogno, all’interno di una narrazione che per certi versi origina dal cantautorale. Indubbiamente la sospensione dubbiosa fra la tensione e la gioia è evidente.
Se doveste riassumere “Sister Gone” in una frase per gli ascoltatori di Radio City Light, quale sarebbe?
Corrono tempi bui per quelli che hanno gli occhi tuoi.



