Perdere il lavoro a cinquant’anni significa spesso dover rimettere in discussione le proprie certezze, affrontare le difficoltà economiche e trovare la forza di ricominciare.
È da questa situazione che nasce “Il Premio”, il nuovo singolo dei Sommossa, che racconta la storia di una donna, madre e moglie, alle prese con un licenziamento e con le conseguenze che questo comporta nella sua vita.
Attraverso questa vicenda, la band affronta il tema della perdita del lavoro, ma anche quello dell’identità personale, delle responsabilità familiari e della difficoltà di trovare nuove opportunità dopo una certa età.
Nell’intervista per Radio City Light, i Sommossa spiegano perché hanno scelto di raccontare questa storia e riflettono sul peso delle aspettative sociali, sulla paura del cambiamento e sull’importanza di non misurare il proprio valore esclusivamente attraverso il lavoro. Un confronto che parte dalla protagonista del brano per affrontare una realtà nella quale molte persone possono riconoscersi.
INTERVISTA
Avete scelto di raccontare una donna che perde il lavoro a cinquant’anni. Perché avete sentito il bisogno di dare spazio proprio a questa storia?
Cerchiamo di raccontare il nostro mondo, con i nostri occhi e senza dubbio questa storia ci ha colpito. Quando vedi che essere licenziato ti toglie anche forza vitale è dura rimanere indifferenti. Questo ci ha colpito e forse ci ha colpito ancora di più la reazione. Forse è proprio la reazione la protagonista di questa storia.
Oggi si parla spesso di reinventarsi professionalmente, ma farlo a cinquant’anni non è sempre semplice. Che idea vi siete fatti di questa realtà?
Reinventarsi e reagire è sempre una scelta durissima, ci vuole davvero tanto coraggio e tanta fatica. Personalmente credo che tra noi condividiamo questa idea. Molto più semplice lasciarsi andare e farsi sbattere dalla vita, aspettando passivamente qualcuno o qualcosa che ci stimoli. Presuntuosamente, vogliamo che questa storia sia di aiuto, di esempio anche per noi che tra un po’ ci saremo, ai 50 dico!
La protagonista è anche madre e moglie. Quanto pesano, secondo voi, le responsabilità familiari quando ci si trova ad affrontare un cambiamento così grande?
Tantissimo, stiamo parlando della figura pilastro della nostra società. Colei che tiene in piedi tutta la baracca di solito. Il cambiamento getta tutto nell’incertezza. E quell’incertezza fa vacillare il pilastro. Poi si aggiungono i giudizi di chi ti guarda. Uno si sente giudicato e magari inadatto. In famiglia non accade ma comunque ci si sente vulnerabili, magari si crede di aver deluso la propria famiglia e reagire non è banale.
Pensate che la società offra davvero una seconda possibilità a chi perde il lavoro dopo una certa età?
Eh, questa è una bella domanda. Non ne sono sicuro! Ma non sono totalmente sicuro che sia tutta colpa della società. Certe volte è per prima la persona che si sente perseguitata e sceglie di non reagire e di farsi trasportare a spasso da quello che sarà dando la colpa a tutto senza cercare la forza in se stessi per provare a sistemare la situazione.
Nella vostra vita vi è mai capitato di dover ricominciare da zero, magari anche al di fuori della musica?
Noi abbiamo avuto percorsi nettamente diversi. La risposta breve però è si. A proprio modo tutti noi abbiamo dovuto ricominciare da zero e adattarci a quello che la vita ci ha offerto. Però non eravamo noi il punto di riferimento assoluto della famiglia. Avevamo sempre un riferimento familiare più in alto che ci metteva al sicuro da cattivi pensieri e ci permetteva di esplorare nuove prospettive con serenità.
Cosa sperate possa trovare in “Il Premio” una persona che sta vivendo una situazione simile a quella raccontata?
Una spinta a reagire. Vogliamo che le persone non si sentano realizzate solo nel lavoro! Il lavoro deve sottostare a regole spietate e non è una colpa perdere il lavoro. Non dobbiamo lasciare che questi fatti sminuiscano la nostra persona. Bisogna reagire. Vogliamo lasciare speranza e forza di reagire.







