Intervista su Radio City Light ad HALLEY che ci presenta il singolo “FAVOLA”

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Dopo “Niente” e “Chiamami”, Halley torna con “Favola”, un singolo che racconta l’amore attraverso emozioni positive e sonorità più vicine al pop. Il brano segna un cambiamento rispetto alle precedenti pubblicazioni, sia per le atmosfere musicali sia per il modo di affrontare i sentimenti.

In occasione dell’uscita del singolo, l’artista si racconta sulle pagine di Radio City Light, ripercorrendo le esperienze che hanno influenzato la sua musica, il rapporto con la scrittura e la volontà di sperimentare senza seguire un genere prestabilito. Un’occasione per conoscere meglio il suo percorso artistico e le scelte che hanno accompagnato la nascita di “Favola”.

INTERVISTA 

Se mettessimo in sequenza “Niente”, “Chiamami” e “Favola”, quale percorso personale e musicale racconterebbero?

Secondo me non raccontano un vero e proprio percorso, nonostante io sia cambiato tra una canzone e l’altra, fanno tutte parte della mia diciamo creatività, non sono canzoni che seguono una linea o un percorso diretto altrimenti si perderebbe tutta la naturalezza che c’è nello scrivere, cio non vuol dire che non ci sia un percorso o un ragionamento dietro vuol dire solo che tutto è più naturale. Quando dico che non seguono un percorso intendo dire che più che seguire qualcosa raccontano parti di cio che succede nella mia vita e dico che non è un percorso anche perché non tutto è in ordine cronologico, a volte racconto fatti anche passati anni fa.

“Favola” sembra aprire una finestra più luminosa nella tua scrittura. Avevi bisogno di uscire, almeno per un brano, dalla malinconia.

In parte sì virgola non voglio essere conosciuto come l’artista malinconico, è vero anche che la maggior parte delle mie canzoni parlano di temi abbastanza tristi e profondi e alla fine è anche favola, diciamo che comunque cerco sempre di rappresentare il più possibile tutte le emozioni che provo e ovviamente essendo umano capita anche spesso che io sia felice e mi sembra giusto scriverlo come quando scrivo di quando sono triste.

Cosa hai voluto mantenere del tuo stile precedente nonostante il cambiamento di sound?

Probabilmente la tecnica di scrittura, perché per tutto il resto io cerco sempre di adattarmi il più possibile al sound della canzone e al beat. Mi piace immergermi in una canzone senza dover per forza portare avanti uno stile particolare. Penso che ciò ti permetta anche di variare molto di più.

Quanto è difficile evolvere musicalmente senza perdere gli elementi nei quali il pubblico ha iniziato a riconoscerti?

Non credo sia difficilissimo soprattutto perché io ho intrapreso la strada della musica non per passione strettamente la musica ma perché ho passione nel raccontare ciò che provo e penso che questa sia una cosa che sia impossibile da perdere e che sarà sempre in me. Bisognerà capire come evolverò come persona e cosa avrò da raccontare.

Pensi che un artista debba avere un’identità sonora precisa oppure possa permettersi di cambiare linguaggio a seconda di quello che vuole raccontare?

Dipende da che artista è. A me, ad esempio, piace molto variare come ho detto prima, però ci sono tanti artisti che si trovano molto a loro agio in una tematica o nella loro identità e a loro non serve cambiare. Detto ciò, comunque un’identità di base è importante averla. Non serve chissà cosa, anche qualche dettaglio ma è importante avere qualcosa che sia riconducibile alla tua carriera. Ad esempio, alcuni artisti usano le sporche, ovvero può capitare che magari facciano pezzi di tutt’altro genere ma restano immediatamente identificabili per quello.

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