La Fenice è il nuovo singolo della giovane cantante umbra Anastasia che racconta la rinascita dopo la fine di un amore, una ferita che diventa forza, il dolore che si trasforma in consapevolezza e la capacità di risorgere dalle proprie ceneri.
Siamo stati lieti di conversare con la cantante Anastasia, che ha condiviso con noi di Radio City Light dettagli sul suo nuovo singolo “La Fenice” e ci ha raccontato il percorso creativo dietro questa composizione..
INTERVISTA
Il videoclip accompagna perfettamente il tema della trasformazione: come avete costruito questo racconto visivo?
Abbiamo voluto che il video fosse una vera e propria estensione visiva del brano. Essendo anche una ballerina, per me era fondamentale che la trasformazione passasse attraverso il corpo e il movimento. Siamo partiti da un’atmosfera più cupa, quasi statica, che rappresentava il momento del blocco e della caduta, per poi inserire una coreografia sempre più fluida, energica e liberatoria. Ogni cambio di luce, di outfit e di movimento racconta proprio il passaggio dalle ceneri alla rinascita, rendendo visivo quel viaggio interiore di cui parlo nel testo.
Quale significato assume la presenza del fango nelle prime scene del video?
Il fango è la metafora perfetta delle ceneri da cui rinasce la fenice. Rappresenta quel momento in cui ti senti a terra, vulnerabile e appesantito dalle situazioni. Abbiamo deciso di inserirlo nelle prime scene proprio per dare un peso visivo alla fragilità: per poter raccontare una vera trasformazione, dovevo mostrare da dove sono partita, senza paura di sporcarmi le mani.
Che ruolo hanno le ballerine all’interno della narrazione?
Le ballerine non sono un semplice corpo di ballo o un elemento di sfondo, ma rappresentano un’estensione di me stessa. C’è stata una bellissima sinergia sul set ed era fondamentale per me che il ballo parlasse la stessa lingua del testo.
Come avete scelto le location tra l’Urban Club di Perugia e il Parco Agrario di Solomeo?
Io sono di Perugia, quindi questo mi ha aiutato molto. Prima grazie anche a Francesco il regista, abbiamo scritto la scenografia, poi abbiamo cercato la location più adatta che rispecchiasse ciò che cercavamo
C’è una scena che consideri particolarmente simbolica del percorso di rinascita raccontato nel brano?
La fine. Flashback di Anastasia all’urban club alternati con l’“Anastasia” al parco di Solomeo. Questo rappresenta proprio il momento di rinascita, pieno di alti e bassi, sicuramente in salita, ma finalmente alla fine vedi la luce.
Che tipo di dialogo volevi creare tra musica, corpo e paesaggio?
Il mio obiettivo era creare una connessione totale. Spesso pensiamo alla musica solo come a qualcosa da ascoltare, ma per me che ballo è qualcosa che si vive fisicamente. Volevo che il corpo reagisse in modo istintivo alla musica, e che il paesaggio (passando da spazi chiusi e cupi a orizzonti aperti) facesse da specchio a questo movimento. È un dialogo a tre vie dove ognuno supporta l’altro per raccontare la stessa identica cosa: la libertà di essere rinati.







