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X Factor offre un piccolissimo sguardo sulla musica, fuori c’è un mondo che resta da scoprire

Neanche il tempo di lamentarsi dell’eccessivo piattume delle audizioni della nuova edizione di X-Factor e, soprattutto, dell’assoluta mancanza televisiva delle band, che il format ti spara una puntata (l’ultima dei provini) in cui i gruppi sono completamente protagonisti. X Factor ci costringe dunque a fare un mea culpa, perché il messaggio arrivato chiaramente ieri è che le band (ma soprattutto le ‘coppie’ e, ancor più, i gemelli) le audizioni le hanno fatte eccome, in barba a noi critici che avevamo sottolineato quanto i gruppi snobbassero ormai la realtà televisiva.

Va bene, non la snobbano, avete ragione voi autori di X Factor, sebbene poi ci si potrebbe soffermare a parlare della qualità di quello che continua a vedersi su quel palco, che continua a entusiasmarci pochissimo. Ecco, un altro messaggio chiaro arrivato ieri è che i talenti italiani non sono in grado di distinguersi anche solo in minima parte da ciò che la discografia propina loro: ragazzi con la chitarra, ragazze con la chitarra, ragazzi al pianoforte che cantano ballad, personaggi che imitano artisti inimitabili. Lo hanno detto anche loro, i coach: questi giovani vengono schiacciati dalla musica, non riescono a farne un veicolo per raccontare poi loro stessi. Sanno solo costruire fotocopie artistiche il cui obiettivo, sembra chiaro, è quello di arrivare al successo. Non alla comunicazione, al successo.

E allora, forse, il punto poi è sempre lo stesso: dove sono finiti gli artisti in grado di ‘rivoluzionare’ la discografia e in grado di dirci qualcosa? Perché X Factor sembra veramente ormai un rifugio per gente in cerca di notorietà e poco interessata alla gavetta. Se il baluardo dell’artista che ‘canta per sé’ deve essere poi portato avanti da uno come Enrico Nigiotti – bravissimo, per carità – che già ha partecipato ad Amici e Sanremo Giovani, sembra che il nocciolo della questione sia sempre lo stesso: c’è l’artista che sceglie la dura gavetta e quello che tenta l’esperimento televisivo.

Non giudichiamo l’intento, ma il risultato: se sul piccolo schermo si sovrappongono cantanti poco originali (con pochissime eccezioni), forse l’innovazione va cercata altrove. La speranza – perché siamo ottimisti – è quella tuttavia di vedere un giorno sul palco un artista fatto e finito: forse il limite sono quei pochi minuti di visibilità, il montaggio, la post-produzione. La regola televisiva che si scontra con la norma artistica. Anzi, con la non-norma. Perché l’arte non dovrebbe avere leggi né paletti. Questo, però, è un discorso un po’ complesso e forse presuntuoso. Ci viene il dubbio che X Factor vada un po’ preso per quello che è: un contenitore televisivo che offre uno spaccato piccolissimo della musica e di come potrebbe essere. Fuori da quella scatola, c’è un mondo. E tocca poi allo spettatore andare a scoprirlo, una volta spenta la tv.

Fonte: onstageweb.com

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