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The Kolors: “Sanremo, per ora, non fa al caso nostro”

L’ultima tappa del tour estivo dei Kolors si è tenuta al Parco Experience Milano sabato 30 settembre.

La grande festa che chiude i live del 2017 della band capitanata da Stash Fiordispino ha coinvolto molti fan giunti da tutta Italia nella splendida location alle porte di Milano.

Qualche minuto prima dell’ingresso in scena abbiamo raggiunto in camerino Stash, Daniele e Alex per scambiare quattro chiacchiere.
Ciao ragazzi come state? Arrivate da un bel giro d’Italia col vostro tour…stanchi?
Stash: Siamo tutt’altro che stanchi, siamo in formissima! Durante le varie tappe del tour è come se si facesse allenamento e, solitamente, le ultime sono quelle in cui tutti i meccanismi sono perfettamente rodati.

Ho letto che a gennaio sarete in Germania, emozionati?
S: Siamo molto emozionati, è la prima volta che un paese estero desideri così tanto i nostri concerti. Quando prima di Amici ci capitò di fare concerti fuori dall’Italia, eravamo noi ad occuparci di tutto, ci si scambiava i contatti tra band italiane e tedesche e si “barattavano” le date tra i due paesi. Stavolta è tutta un’altra storia e non vediamo l’ora di partire.

Nel vostro ultimo disco You ho percepito una ricerca sonora più approfondita rispetto ai lavori precedenti. Mi è sembrato un disco piuttosto eterogeneo…
S: La particolarità di You è che al suo interno si passa dal brit-pop di Dream Alone, scritta con due ex membri degli Oasis (Andy Bell e Gem Archer), a What Happened Last Night con Gucci Mane e Daddy’s Groove. Nel disco non c’è una canzone di riferimento che lo rappresenti al 100%. L’idea era seguire il concetto di “playlist”, cercando di stare al passo coi tempi anche a discapito di una riconoscibilità sonora che fosse subito identificabile, come succedeva in passato. Abbiamo riflettuto a lungo su questa scelta e alla fine abbiamo deciso di fare quest’esperimento, che a qualcuno è sembrato azzardato. Non a noi.

Andy Bell e Gem Archer degli Oasis, Daddy’s Groove, Gucci Mane…tutti grandi nomi, come sono nate le collaborazioni?
S: Sono nate nel modo più naturale possibile. Con Andy e Gem degli Oasis è andata in modo incredibile: avevo scritto un brano in pieno stile brit-pop e per caso vengo a sapere che un membro del nostro team aveva la mail di Andy Bell. Decidiamo di mandargli il brano chiedendo semplicemente un parere, ma esattamente dopo 12 minuti Andy ci risponde facendoci i complimenti per la canzone e chiedendo se in qualche modo poteva partecipare al brano, magari coinvolgendo anche il suo amico Gem Archer. Abbiamo ovviamente accettato all’istante, eravamo increduli!

Pazzesco. Immagino che contattare Gucci Mane non sia stato altrettanto semplice…
S: Per lui è andata diversamente: eravamo in studio coi Daddy’s Groove a lavorare su What Happened Last Night, e per la seconda strofa del pezzo avevamo pensato ad una parte rap. Nonostante siano napoletani, i Daddy’s Groove collaborano con tanti artisti americani e così hanno sentito un po’ di loro amici per proporgli la collaborazione. Gucci Mane, tra tutti quelli che ci hanno risposto, è stato uno dei pochi a non parlare subito di soldi, ma di musica. L’abbiamo apprezzato molto e alla fine abbiamo deciso di lavorare con lui. A discapito di quello che si crede, noi non disponiamo di chissà quali budget. La nostra casa discografica, di fatto, è una indie. Siamo i più indie degli indie (ride).
Alex: E non ti dico quanto ci avevano chiesto Nicki Minaj e Snoop Dogg (ride)

Prima avete parlato di playlist e mi avete fatto venire in mente una cosa che ho letto qualche giorno fa. L’articolo diceva che lo streaming pare non stia cambiando solo il modo di ascoltare la musica, ma che stia lentamente influenzando anche lo stile musicale delle canzoni di successo del momento. In America alcuni produttori parlano di canzoni “Spotify-friendly”, come se esistesse un genere di canzoni prodotte appositamente per avere successo su Spotify…
S: What Happened Last Night è stata scritta seguendo proprio questo concetto. Negli anni ’60 e ’70 tra America e Italia c’era un gap di 6 anni dal punto di vista della produzione artistica e della ricerca sonora. Con Spotify questo ritardo è stato annullato. In tempo reale posso sapere quali pezzi sono diventati virali dall’altra parte del mondo e sapere che, anche senza passare in radio, Kendrick Lamar, ad esempio, è uscito con un pezzo fighissimo.

Dopo la partecipazione ad Amici avete avuto un’esposizione mediatica pazzesca, specialmente tra i giovanissimi. Visto che You si discosta un po’ dal vostro percorso precedente, vi chiedo: il pubblico dei Kolors di oggi è cambiato?
S: Il nostro pubblico per forza di cose è cambiato. Dopo Amici hai talmente tanta spinta mediatica che puoi cantare anche Il Pulcino Pio e fare numeri enormi. Il difficile viene quando bisogna confermarsi nel tempo, visto che il talent poco dopo ricomincia e l’attenzione si sposterà su “quello nuovo”. Quel passaggio per noi è avvenuto, ma non è stato così traumatico come qualcuno può pensare. Sono rimasti in tanti a seguirci e noi sappiamo che quelli rimasti ci apprezzano perché siamo i Kolors, non “i vincitori di Amici”.

Tra l’altro nel 2015 siete già stati a suonare qui… 
S: Esattamente, questo prova ancora di più quanto detto prima. Chiudere questo tour nello stesso posto dove due anni fa chiudemmo il tour post-Amici per noi è una vittoria.

Quando vedremo i The Kolors cantare un loro brano in italiano? Magari al prossimo Sanremo?
S: Nell’ultimo periodo sto scrivendo tanto in italiano, mi trovo molto bene con Elisa. Tutte le volte che mi chiedono di Sanremo, invece, mi sento in difficoltà. In tanti si aspettano la nostra sortita a Sanremo, ma per rispetto nei confronti della canzone italiana non posso considerare il Festival la vetrina adatta alla nostra musica. Finché non troveremo il vestito giusto in italiano a una nostra canzone, senza snaturarci, temo che Sanremo non possa fare al caso nostro. Per il momento questo vestito non c’è ancora stato, ma non lo escludo in futuro. Non ho mai escluso questa possibilità.

Fonte: onstageweb.com 

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