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Shaggy racconta Wah Gwaan?!: «Sono stato il prescelto, ma ora posso vivere la mia vita»

Wah Gwaan?!, si intitola così, con queste due parole che insieme fanno il tipico saluto giamaicano (letteralmente “che succede?!”), il nuovo disco di Shaggy, uscito il 10 maggio e con il quale Mr. Boombastic è tornato alle radici della dance hall giamaicana, attualizzandole, come ha fatto per tutta la vita, ma soprattutto a farci muovere le anche.

Dei retroscena di questo lavoro ce ne ha parlato ieri, di passaggio a Milano con il giovane cantante canadese Alexander Stewart, con cui si è esibito, come ospite, durante la finale di The Voice of Italy (vinta da Carmen Pierri, per la cronaca) sulle note del nuovo singolo You. «Mi piacciono i talent, sono molto divertenti e mi piacerebbe anche fare il giudice, sai quanti soldi prendono?! Farò il giudice per qualunque talent voglia scritturarmi!», ha confessato prima di tuffarsi nella descrizione della genesi del disco.

«Vi ricordate quando Obama ha visitato la Giamaica? La prima cosa che ha detto è stata: “Wah Gwaan Jamaica?!”. È un saluto, è come dire: “Come va?!”. Ma per me questo titolo significa più: “Hey, lasciate che vi dica cosa sta succedendo a me, in questo momento della mia vita”. Sono stato così personale in questo disco, che avevo bisogno di dargli un nome che fosse sinonimo di Giamaica, che fosse culturalmente molto giamaicano, ma facile da dire per tutti», ha raccontato Mr. Lover a proposito del titolo scelto per l’album del ritorno dopo l’avventura insieme a Sting con 44/876, che, nonostante lo scetticismo dei puristi, si è portato a casa un Grammy come Miglior Album Reggae.

«Volevo fare qualcosa che fosse molto Shaggy, venendo da due album di collaborazioni: One of Many One Music 44/876», ha continuato con la sua irresistibile voce baritonale. «Il disco era già pronto prima della collaborazione con Sting, quindi l’ho dovuto lasciare in stand by, ma quando ci sono tornato sopra, a gennaio di quest’anno, non mi piaceva più, così, salvo quattro o cinque canzoni, ho rifatto tutto da capo in sette giorni. Volevo scrivere qualcosa che testimoniasse questo momento della mia vita, non posso più scrivere come quando ero più giovane, parlando solo di macchine e donne, ho cinquant’anni, ci sono un sacco di cose di cui ora sono consapevole, sono un tipo che ha fatto tanto nella musica e avevo bisogno di esprimerlo. Così ho scritto canzoni come Wrong RoomPraise Live, canzoni che riflettono davvero la persona che sono, ma volevo essere fresco. Non volevo fare il classico reggae, ma questa roba futuristica per cui la gente dice: “Ma che c***o?!”.Sono sempre stato un tipo da: “Ma che c***o”, da Oh, Carolina a 44/876. Cerco sempre quel genere di suono che sorprenda, anche se diventa una sfida sempre più difficile, perché ormai mi conoscete».

Cinquant’anni, parte dei quali trascorsi a Kingston, Giamaica, dove è nato, per poi trasferirsi da ragazzino a New York con la famiglia; un passato nell’esercito americano, Corpo dei Marines, con i quali si è sciroppato la Guerra del Golfo, in prima linea, Operazione Desert Storm. Ha vissuto tanto Shaggy, al secolo Orville Richard Burrel, la musica sempre in testa (insieme alle donne e alle macchine, ovviamente), anche sotto le armi. Tornato sfodera il suo primo asso nella manica, anzi il primo cavallo di troia con cui fare entrare la dance hall nelle orecchie del pubblico internazionale: Oh, Carolina.

«Se guardiamo indietro e pensiamo al motivo per cui abbiamo avuto un tale impatto e abbiamo dato una spinta in avanti così forte al genere, mi rendo conto che è perché io non ero per nulla minaccioso, dicevano che non sembravo giamaicano, pensavano tutti che fossi portoricano, non vestivo rosso, verde e oro, non avevo i dreadlocks, non fumavo erba, parlavo con un accento americano: “Chi diavolo è questo tizio?!”, hanno pensato tutti. Nessuno mi prendeva seriamente, mi avevano etichettato come one hit wonder, ma intanto la canzone era enorme e quando sono tornato con Boombastic la gente ha pensato: “È ancora quel sempliciotto?” e invece ero tornato con qualcosa di completamente diverso. Sorpresa! Ecco come abbiamo abbattuto le barriere del genere.Non c’era nessuna radio che suonasse dance hall all’epoca, non c’era un posto per noi e per muovere un genere non devi essere una star, devi essere una superstar, devi prepararti mentalmente, essere l’underdog, lavorare dieci volte più duro, perché nel reggae è dieci volte più difficile ottenere qualsiasi cosa, nessuno ti supporta».

Una missione, lo dice chiaramente Shaggy cos’è stata la sua vita nel music business, tra numeri uno in classifica, Grammy Awards e oltre 30 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Un obiettivo che lo ha anche allontanato dagli affetti, portandolo in luoghi bui dell’esistenza, dai quali è tornato, potendo affermare, tra l’altro, un bel mission completed. «Per gran parte della mia vita sono stato così concentrato a vendere dischi, che sono stato un padre assente, i miei primi due figli hanno sofferto molto. Da qualche anno, però, le cose si sono calmate, sono riuscito ad andare in vacanza con l’altra mia figlia e mia moglie. Siamo stati in un club equestre in Irlanda e ho cavalcato un c***o di cavallo: io, un ragazzo del ghetto su un cavallo?! Siamo stati alle Bahamas, dove abbiamo preso un’isola in affitto e in Sardegna, dove abbiamo affittato una villa enorme e abbiamo mangiato tutto quel cibo favoloso ed è stato allora che ho pensato: “C***o ma allora la vita non fa schifo!”».

«Prima tutte le mie energie erano dedicate a rendere noto un genere sconosciuto, volevo fare con la dance hall quello che Bob Marley ha fatto con il reggae e per qualche ragione sono stato il prescelto», ha continuato. «Pensate a Oh CarolinaBoombastic o It Wasn’t Me, credete davvero che io possa scrivere qualcosa del genere? No, c’è qualcosa di superiore che si riversa in me per scrivere cose come quelle. Io sono solo un cavolo di uomo normale, quando lo capisci fai un passo indietro e pensi: “Ok, ho fatto il mio, la dance hall ora è un genere popolare, Justin Bieber, Katie Perry, Rihanna, Drake fanno dance hall, è qui, ora posso riposarmi, vivere la mia vita”».

E raccontarla, come ha fatto in Wha Gwaan?!, un lavoro che porta il genere nella contemporaneità, contaminandolo anche grazie alle tante collaborazioni con artisti di nuova generazione, come Alexander Stewart – «un ragazzo molto meticoloso ed è quello che mi piace di lui, perché mi ricorda me da giovane» -, Gene Noble, Noah Powa, Nyanda, Shenseea e Nicky Jam, ai quali si aggiungono la cantautrice newyorchese Stacy Barthe e la vecchia conoscenza Rayvon (quello di Angel e In The Summer Time).

Di rientro dal tour con Sting – su cui ha dichiarato: «È stato fantastico, quello che fa funzionare le cose tra noi è che c’è amicizia. E poi c’è un livello che non avevo mai visto di rock life, la lealtà dei suoi fan e Sting è un insegnante, ho imparato molto da lui a livello creativo su come è fatta la musica e su come si fa la musica. Lui probabilmente vi dirà di quanto gli piace la mia spontaneità, ma sapete, io vengo dalla Giamaica, i dischi mi escono dalla testa così, senza un’operazione cerebrale, mentre lui è molto più chirurgico, si siede per ore, cambia cose su cose, per me è tutto molto più istintivo» – Shaggy ripartirà a giorni per il tour americano con gli UB40, prima di tornare come spera in Europa, «magari verso novembre, con un tour tutto mio e poi nel 2020 di sicuro, perché voglio fare i grandi festival».

Intanto, però, Mr. Lover, che ha un cuore grande, sta già pensando al concerto di beneficenza, per raccogliere fondi da destinare alla cura dei più piccoli in Giamaica: «Lo faremo come ogni anno da diciassette anni a questa parte, ma voglio che diventi più grande. Magari lo faremo in uno stadio, per raccogliere fondi per l’ospedale pediatrico che abbiamo fatto costruire in Giamaica ed è l’unico lì, come nei Caraibi anglofoni. In tutto abbiamo raccolto tre milioni di dollari, un milione dei quali l’anno scorso con Sting e solo la settimana scorsa sono state eseguite sei operazioni chirurgiche gratis su dei bambini piccoli. Sono contento, ma vogliamo fare sempre di più».

Fonte: onstageweb.com di Cinzia Meroni ----> https://www.onstageweb.com/notizie/shaggy-wah-gwaan-intervista/

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