“N” è un disco che nasce da un ritorno, ma non ha molto a che fare con la nostalgia. Naesh riprende un percorso lasciato in sospeso e lo fa insieme a RameBiz, con cui condivide una storia artistica e personale lunga più di vent’anni. Il risultato, però, non sembra voler ricostruire quello che c’era prima: sembra piuttosto chiedersi cosa rimane quando nel frattempo è cambiato tutto il resto.
La cosa che mi interessa di più di “N” è proprio questa distanza tra il Naesh degli inizi e quello che ascoltiamo oggi. C’è ancora il rap, c’è ancora quella capacità di guardare alla quotidianità senza bisogno di trasformarla in qualcosa di enorme, ma cambia il punto da cui quelle cose vengono osservate. Il tempo passato, le esperienze, il rapporto con il proprio territorio entrano nella scrittura senza diventare necessariamente un discorso sulla maturità. Sono semplicemente lì, dentro il modo in cui Naesh racconta ciò che vede.
E poi c’è RameBiz, che non sembra limitarsi a fornire un accompagnamento alle parole. La loro ritrovata sintonia dà al disco una continuità che permette alle diverse anime di “N” di stare insieme senza sembrare episodi separati. Le radici hip hop rimangono evidenti, ma il suono non ha bisogno di dimostrare continuamente quanto sia fedele a quelle radici. Può guardare altrove, respirare, lasciare spazio alla scrittura.
Dopo “Vita Lenta”, “Re Carlo” e “California”, alcune coordinate erano già emerse. Ascoltate insieme, però, quelle anticipazioni acquistano un significato diverso: non raccontano soltanto un artista che ricomincia a pubblicare musica, ma il tentativo di rimettere in ordine pezzi di una storia senza fingere che gli anni in mezzo non siano esistiti.
Forse è questo che rende “N” più interessante di un semplice disco di ritorno. Naesh non sembra voler recuperare il tempo perduto, e nemmeno dimostrare di essere ancora quello di vent’anni fa. Sembra molto più interessato a capire cosa può fare oggi con tutto quello che è successo nel frattempo. E in un disco costruito proprio attorno al tempo, alla memoria e al territorio, è probabilmente la scelta più coerente che potesse fare.
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