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La festa di Daniele Silvestri è un grande esempio di come si dovrebbe fare musica

È un po’ strano ritrovarsi Daniele Silvestri al Forum di Milano, pronto per la sua grande festa di fine tour.

Non perché questo spazio indoor non gli stia a pennello, ma per semplice collocazione geografica, visto che il legame con la sua città è sempre indissolubile e più che mai evidente. A Roma, appunto, Silvestri sbarcherà il 28, 29 e 30 dicembre, ma il progetto è sui generis: con lui ci saranno Carmen Consoli e Max Gazzè. Per cui, la vera festa di fine tour è stata proprio quella del 21 ottobre al Forum di Assago, un vero tempio musicale, che Daniele si è arredato a piacimento. invitando ospiti e sfoderando una scaletta sorprendente, capace di passare dai brani dell’ultimo album del cantautore (decisamente più ricercato) alle canzoni più popolari, passando per i testi scritti proprio dai suoi ospiti presenti.

Sul palco del Forum si alternano, infatti, Samuele Bersani, Carmen Consoli, Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo, Niccolò Fabi, Max Gazzè e – a sorpresa – Diodato, non previsto in scaletta ma graditissimo. C’è poi anche Edoardo Leo – attore e regista – che a volte introduce e a volte semplicemente si sovrappone a Daniele nel decantare alcuni pezzi. La scrittura di Silvestri è, del resto, quasi parlata: un rap d’autore che merita di essere scandito e interpretato.

Sulla carta, la festa del cantautore sembra esplosiva, ma in realtà tanto è stato deciso all’ultimo momento, à la Daniele Silvestri. Il senso di puro divertimento non programmato – di leggerezza, se vogliamo – si percepisce chiaramente, ed è bellissimo: questo splendido mix di cantautori italiani (tutti appartenenti a una generazione che a suo modo ha cambiato anche la storia della discografia) non si son fatti scalette, ma hanno deciso di mostrare chiaramente cosa voglia dire fare musica per piacere e trovare nello scambio con i colleghi un’incredibile fonte d’ispirazione. Lo dimostra il fatto che tutti, volutamente, hanno eseguito una propria canzone per poi duettare con Silvestri in un brano del cantautore. Non c’era una regola, però: sul palco di Silvestri è quasi caos, quello positivo. Manuel Agnelli arriva e i due autori stendono il pubblico con Il dado e poi con una versione pestatissima di Male di miele («Un tuffo negli anni ’90» scherza Silvestri). A Bersani, invece, toccano Giudizi Universali («Una canzone bellissima e posso dirlo perché non è mia» precisa ancora Daniele) e Ma che discorsi, mentre Carmen Consoli – dopo Parole di burro Strade di Francia – torna sul palco per L’ultimo bacio. Diodato ci regala Pochi giorni e poi gli spetta il compito di far la parte del ballerino in Salirò, mentre è immancabile la reunion con Niccolò Fabi e Max Gazzè. Sul palco, i tre amici e colleghi scherzano tantissimo, si prendono in giro, ma soprattutto cantano e suonano come se fosse la cosa più naturale del mondo. E lo è: questi artisti ne hanno di “cose in comune” (non è un caso che il live porti il nome del celebre pezzo di Silvestri) e al Forum l’intenzione è proprio quella di dimostrare che la musica, prima di tutto il resto, è condivisione, amore, solidarietà artistica e mutuale scambio.

«Come vedete, ne abbiamo di cose in comune – afferma Silvestri durante l’encore, quando tutti i suoi ospiti sono riuniti sul palco – ma la cosa più bella che abbiamo siete voi, anche perché senza di voi che cantiamo a fare?».

Ha ragione, ovviamente, Silvestri. Sul palco, il cantautore ha messo insieme più di un concerto: ha dato vita ad un esempio di live condiviso, ma soprattutto di mentalità artistica. Se ne vedono tanti, ultimamente, di concerti celebrativi ricchi di ospiti e di duetti, ma qui non ci sono dietrologie discografiche. Daniele ha chiamato a raccolta i suoi amici, quelli che con lui hanno condiviso un percorso più che le classifiche: in questo modo è riuscito a imprimere nella mente degli spettatori una spensierata fotografia di gruppo, in cui mancano in modo assoluto protagonismi ed egocentrismo. Qui la protagonista è la musica. Anzi, le penne e il carisma di tanti che, come lui, hanno avuto e hanno tuttora voglia di comunicare cantando. E cambiare, piano piano, la percezione e il sentire comune, fosse anche per una sola sera: le note son vita, i testi sono insegnamenti. E non c’è mai chi vince e chi perde, c’è solo chi canta perché non può fare altro ed è felice di farlo. Condividendo  anche i riflettori.

Fonte: onstageweb.com

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