C’è un momento preciso in cui la musica smette di essere un esercizio di stile e diventa una necessità viscerale. Per SGVMO, quel momento scatta spesso nel cuore della notte, quando il silenzio permette alle parole di fluire senza filtri. Partito dal rap a soli 13 anni, l’artista ha saputo mescolare la precisione metrica delle sue radici urban con la delicatezza melodica del cantautorato, forgiando un’identità sonora che non teme la vulnerabilità.
In questa intervista ci racconta la genesi di “Nelle mie mani”, un brano nato alle tre del mattino che trasforma il dolore in una spinta verso la consapevolezza. Un viaggio tra riflessioni notturne, ricerca sonora e il desiderio di arrivare al cuore di chi ascolta, ricordandoci che, nonostante le fragilità, il nostro destino è scritto nel palmo della nostra mano.
INTERVISTA
Quali sono i tuoi riferimenti musicali principali e in che modo il cantautorato ha influenzato il tuo modo di scrivere, passando dai tuoi inizi nel rap a 13 anni fino alla maturità odierna?
Ascolto tantissima musica, di ogni genere, ma sono ancora molto legato al mondo urban. Ho influenza molto diverse tra loro, mi piace ciò che emoziona e cerco di farlo mio in maniera personale. Il rap mi ha dato la possibilità di comprendere la metrica e l’utilizzo delle parole nei punti giusti. Il cantautorato mi ha insegnato l’utilizzo della melodia, la poetica nella delicatezza. Non riesco a fare nomi specifici, potrei dire tutti o nessuno, cerco di avere un’identità forte.
Come nasce un tuo testo? Quali sono gli input quotidiani o le “riflessioni notturne” che trasformi in parole da cantare?
La maggior parte delle volte mi viene un impeto da dentro nei momenti più improbabili. Magari sto parlando con qualcuno, vedo qualcosa o mi viene in mente una frase e devo scriverla subito. Poi, da solo, parto da una di queste, ricerco l’umore e la magia del momento e viene fuori una canzone intera. Il silenzio e la notte aiutano molto. Quasi sempre è un flusso che scorre da solo e in un paio d’ore ho la canzone finita, che poi sistemo con calma.
“Nelle mie mani” è un brano molto introspettivo. Qual è stata la molla – magari nata proprio “alle tre di notte” – che ti ha spinto a scrivere questo pezzo e quale messaggio di consapevolezza vuoi trasmettere?
Questo brano è nato proprio di notte, intorno alle 03:00. Nel silenzio e nella fragilità del buio, ho espresso tutto il dolore che avevo, la rassegnazione, la tristezza. Poi, però, qualcosa mi si è mosso dentro e mi sono detto “sì, è giusto riconoscere il dolore, ma la vita è una, sta tutto nelle mie mani”. E il brano ha preso una forma di speranza, che tutt’ora mi commuove, perché non sempre riesco a crederci fino in fondo, ma in quel momento era concreta e palpabile. Sta tutto nelle nostre mani, agiamo, proviamoci, lottiamo.
Quanto tempo ha richiesto la realizzazione del singolo e come avete lavorato sulle dinamiche sonore per far “respirare” le parole, come hai dichiarato?
Il provino l’ho chiuso la notte stessa in cui ho scritto la canzone. Ho mantenuto praticamente tutto invariato, aggiustando solo un paio di dettagli successivamente. Poi ci sono voluti mesi per fare la base che rendesse a pieno il senso del brano, abbiamo curato la voce, la struttura e l’identità. La traccia, infatti, fino alla fine del primo ritornello è praticamente senza batteria, poi è un crescendo di emozioni e suoni, che indicano proprio la consapevolezza che arriva, che si fa sentire, che cresce. Il ritornello poi apre molto, che simula quasi una rivelazione. Sono molto contento del risultato.
Quali sono le figure professionali o le collaborazioni che ti hanno affiancato nella costruzione del crescendo emotivo del brano?
Questo brano è stato fatto in collaborazione con Cosmophonix, in particolare col produttore Faffa, che è stato in grado di capire quello che volevo comunicare.
Abbiamo lavorato fianco a fianco fino ad ottenere esattamente quello che stavamo cercando.
Se potessi avere la bacchetta magica, cosa desidereresti di più per il tuo percorso artistico in questo momento?
In questo momento vorrei avere la possibilità di essere ascoltato da più persone possibili. Sia perché, per un’artista, avere un pubblico importante è un traguardo meraviglioso e soddisfacente, sia perché credo di trasmettere qualcosa di concreto, in cui tanti potrebbero immedesimarsi. Vorrei potere vivere solo di musica e migliorarmi ogni giorno.
Quali sono i tuoi progetti per i prossimi mesi dopo l’uscita di “Nelle mie mani”?
Sto lavorando a molti singoli, che usciranno sulle piattaforme digitali, invito tutti a seguirmi sui social per non perdere nulla, potete trovarmi ovunque con il nome “sgvmo”. Non so se sfoceranno in un album, ma sono sicuro che sarò attivo. Farò qualche live, e forse ci sarà qualche sorpresa.



