“Estate Addosso” è il nuovo singolo firmato da JEKO, progetto artistico del cantautore siciliano Vito Castiglione.
Un mix travolgente di reggaeton e sonorità afro-latin pop per raccontare l’alchimia di un amore estivo nato in terra siciliana: un incontro fugace, battiti a palla e la travolgente voglia di spensieratezza
Ringraziamo JEKO per essere stato con noi qui su Radio City Light e per averci raccontato tutti i dettagli del suo nuovo brano.
INTERVISTA
Quanto è importante la Sicilia nella tua musica?
La Sicilia per me è fondamentale, è proprio parte della mia identità musicale, perché io penso e sento in siciliano. Non è qualcosa che aggiungo alle mie canzoni: è qualcosa che mi viene naturale. La ritrovo nei ritmi, nel dialetto, nei paesaggi, ma soprattutto nel modo di vivere la musica e le emozioni. Anche quando sperimento sonorità diverse, alla fine la Sicilia viene sempre fuori.
Perché hai scelto di ambientare la storia tra i paesaggi della tua terra?
Perché per me musica e immagini devono raccontare la stessa emozione. In “Estate Addosso” ho scelto i paesaggi siciliani anche e soprattutto per promuovere la mia terra, mostrarne la bellezza e farla conoscere attraverso la musica. È un modo per valorizzare il territorio e portare un po’ di Sicilia anche a chi la guarda da lontano.
Quale immagine della Sicilia volevi restituire con “Estate Addosso”?
Vorrei restituire un’immagine della Sicilia autentica, bella e piena di energia. Una Sicilia fatta di mare, natura, paesaggi straordinari, tramonti che sono poesie, luoghi che hanno una bellezza incredibile e una natura ancora incontaminata. Soprattutto, vorrei raccontare una terra da vivere e da scoprire, invito tutti a visitarla!
Nel brano alterni italiano e siciliano: come nasce questa scelta?
La scelta nasce proprio dalla voglia di raggiungere un pubblico più ampio senza perdere la mia identità. L’italiano mi permette di farmi capire e arrivare a più persone, mentre il siciliano è il mio modo naturale di esprimermi e dà al brano quel legame con la mia terra. Per me le due lingue possono convivere: una apre la porta a tutti, l’altra racconta chi sono e da dove vengo.
Il dialetto riesce a esprimere emozioni che l’italiano non restituisce allo stesso modo?
Sì, secondo me il dialetto riesce a trasmettere alcune emozioni in modo più diretto e autentico. Ci sono parole ed espressioni siciliane che, tradotte in italiano, mantengono il significato ma perdono un po’ del loro colore e della loro forza. Io sento in siciliano, quindi quando voglio raccontare qualcosa di veramente mio, il dialetto viene fuori naturalmente.
Quanto hanno influenzato la tua scrittura le tradizioni e i suoni siciliani?
Tantissimo. La musica siciliana e le mie tradizioni hanno influenzato profondamente il mio modo di scrivere e di fare musica. Ho iniziato da bambino studiando il sax e suonando nella banda del paese; quindi, sono cresciuto respirando quei suoni e quella cultura. Poi sono arrivate altre esperienze, dalla musica latina ai vari gruppi con cui ho suonato, ma le mie radici siciliane sono sempre rimaste la base. Ancora oggi parto da lì e cerco di mescolare la tradizione con sonorità più moderne, mantenendo però sempre qualcosa che mi appartiene e che parla della mia terra.
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