“HAL”è il nuovo singolo dei Pagoda Universe, per la prima volta sotto l’etichetta discografica Mendaki Publishing.
Il brano affronta il tema dell’intelligenza artificiale attraverso una narrazione in prima persona, esplorandone il dualismo più attuale!
Siamo felici di avere l’opportunità di intervistare qui a Radio City Light i Pagoda Universe, che ci racconteranno del loro nuovo singolo e di come è nato!
INTERVISTA
“HAL” ha un’immagine molto cinematografica e distopica: da dove nasce l’idea del brano?
eh, dalla realtà contemporanea. Discutevamo l’altro giorno sul fatto che se nel 2000 ci avessero mostrato come sarebbe stato il mondo nel 2019 avremmo detto “wow, ma è bellissimo”. Se invece nel 2020 ci avessero mostrato il mondo del 2026 avremmo pensato a una puntata di Black Mirror: tra pandemie, guerre in loop, presidenti pazzi e minacce costanti. La distopia, ci circonda quotidianamente. Viviamo un film che oscilla fra distonia e surrealismo (passando fugacemente per la comicità)
Nel pezzo si percepisce una forte contrapposizione tra energia ritmica e inquietudine emotiva: è una cifra che sentite molto vostra?
Fondamentalmente si. La nostra musica rispecchia quello che siamo emotivamente e soprattutto nella fase di creazione anche istintivamente questa miscela salta fuori.
L’intelligenza artificiale oggi invade creatività, relazioni e comunicazione: c’è qualcosa che personalmente vi affascina e qualcosa che invece vi spaventa?
Si tende a fare un sacco di retorica su sta benedetta Intelligenza artificiale. È bellissima ed è pericolosissima, il punto sta sempre lì: fornire alle persone i mezzi per un uso corretto. Chi non è dotato dei mezzi necessari per capire che una determinata cosa può danneggiare te o qualcun’altro, avrà sempre delle difficoltà nell’uso di questo tipo di strumenti. La cosa che spaventa è che si cerca sempre una scorciatoia a tutto, si tende sempre più a fare le cose velocemente piuttosto che bene a discapito di, appunto, creatività e relazioni.
Il vostro synth-pop sembra guardare tanto alla dimensione dance quanto a una scrittura più introspettiva: quali artisti o mondi musicali vi influenzano maggiormente?
Ci influenzano e ci hanno influenzato un miliardo di band, cantanti o musicisti: . Quello che perseguiamo è un’idea: provare a tenere vivi dei concetti ma alleggerendoli con della musica che ti fa venire voglia di ballare. Puntiamo alla leggerezza non alla superficialità.
Parte del videoclip è stata realizzata anche con strumenti AI: lavorare con queste tecnologie ha cambiato il vostro modo di pensare l’immagine?
Il videoclip è stato realizzato ANCHE con l’A.I. ma soprattutto con CGI, effetti speciali e un lavoro in studio di mesi. Nicholas (Baldini, il regista) ha fatto un lavoro enorme e per questo lo ringraziamo. Ma proprio questo enorme lavoro ci ha fatto capire quanta professionalità sia necessaria, quanto studio ci sia dietro e, in definitiva, quanto difficile sia la realizzazione di questo genere di contenuti.
L’esperienza a X Factor vi ha dato grande visibilità: qual è stata la lezione più importante che vi siete portati dietro da quel percorso?
Senza dubbio la consapevolezza che abbiamo acquisito. Quel palco amplifica tutto, a partire dalle emozioni ma ti fa capire veramente a che livello sei, se su palchi del genere ci puoi stare e soprattutto se ti piace starci, non è scontato. Noi da quell’esperienza abbiamo ci siamo portati dietro un sacco di amicizie, di conoscenze tecniche che ci hanno fatto crescere tantissimo.
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