domenica, 17 Maggio, 2026

Ultimi articoli

Intervista su Radio City Light ai CAPOCOTTA che ci presentano il loro nuovo Ep “RETTE PARALLELE”

“Rette parallele” è l’Ep che segna l’esordio discografico dei Capocotta

E’ un viaggio senza filtri dentro l’urgenza di esprimersi, un racconto che attraversa disincanto, rabbia e speranza, mantenendo sempre quella sottile ironia che permette di osservare il mondo con lucidità.

Siamo felici di avere con noi i Capocotta, che ci raccontano più dettagliatamente il loro nuovo EP in questa intervista qui a Radio City Light.

INTERVISTA

“Rette parallele” nasce come un “manifesto di resistenza artistica”: quando avete capito che questo EP doveva essere qualcosa di più di una semplice raccolta di brani?

L’abbiamo capito quando ci siamo resi conto che i pezzi non parlavano solo di noi, ma di un vuoto che vedevamo intorno. In un mondo che consuma canzoni come snack veloci, sentivamo l’urgenza di fermare il tempo. Non volevamo “fare numero”, volevamo che ogni parola avesse un peso specifico. “Rette parallele” è diventato un manifesto nel momento in cui abbiamo deciso che non avremmo rincorso le mode, ma solo la nostra verità.

Il progetto prende forma durante il lockdown: quanto quell’isolamento ha inciso sul vostro modo di scrivere e di stare nella musica?

Il lockdown è stato il setaccio che ha separato il superfluo dall’essenziale. Senza il rumore di fondo della vita quotidiana, siamo stati costretti a guardarci dentro. Quel silenzio forzato ha reso la nostra scrittura più viscerale: la musica non era più un passatempo, ma l’unico modo per abbattere le pareti di quella stanza. Ci ha insegnato che si può essere vicini anche se distanti, proprio come due rette parallele che corrono nella stessa direzione.

Nei brani convivono disincanto, rabbia e speranza: è un equilibrio cercato o qualcosa che emerge in modo naturale quando raccontate la realtà?

Emerge in modo assolutamente naturale. Non ci sediamo a tavolino decidendo di essere “rabbiosi” o “speranzosi”. La realtà stessa è un groviglio di queste emozioni: se la guardi dritta negli occhi, non puoi ignorare l’ipocrisia (la rabbia), ma non puoi nemmeno smettere di cercare un approdo (la speranza). Noi riportiamo semplicemente questo contrasto in musica.

In pezzi come “Bagnasciuga” e “Casa Mia” l’amore appare fragile, instabile, quasi in bilico: che tipo di relazioni vi interessa raccontare oggi?

Ci interessano le relazioni umane, quindi imperfette. Non ci appartiene l’amore da cartolina o da post sui social. Ci interessa raccontare il naufragio che ti insegna a nuotare, come in “Bagnasciuga”, o quella necessità quasi ossessiva di trovare una “casa” nell’altro quando fuori tutto crolla. Raccontiamo l’amore che resiste, quello immaturo, quello che fa paura perché è vero.

“L’abito rosso” è il centro emotivo dell’EP: cosa rappresenta per voi questo brano e perché avete scelto proprio lui come focus track?

“L’abito rosso” è la nostra punta di diamante perché è un brano carnale. Rappresenta quell’intimità che diventa quasi assenza, un desiderio che si incolla addosso come una seconda pelle. L’abbiamo scelto come focus track perché ha un’estetica cinematografica e un’inquietudine che riassume perfettamente l’anima dell’EP: è un invito a perdere l’equilibrio per sentire davvero qualcosa.

Parlate spesso di sincerità e imperfezione come valori: in un panorama sempre più costruito, cosa significa per voi “restare fedeli a ciò che siete”?

Significa avere il coraggio di non piacere a tutti. Restare fedeli a se stessi oggi è un atto rivoluzionario: vuol dire suonare insieme in una stanza, accettare la sbavatura di una chitarra e non nascondersi dietro filtri o autotune emotivi. Per noi la sincerità è l’unica moneta che vale ancora qualcosa; preferiamo essere “fuori moda” ma autentici, piuttosto che prodotti confezionati con un bel packaging ma vuoti dentro.

SOCIAL: FACEBOOK | YOUTUBE | INSTAGRAM

 

 

Latest Posts

Da non perdere