venerdì, 10 Aprile, 2026

Ultimi articoli

Intervista su Radio City Light a Rey che ci presenta il suo nuvo singolo “ACQUA OSSIGENATA”

Con “Acqua Ossigenata”, Rey firma un brano che si muove su un equilibrio sottile, sospeso tra dimensione emotiva e ricerca sonora. Apparentemente una ballad, il singolo si apre a un’anima elettronica che non nasce da un’esigenza narrativa, ma da un’identità artistica precisa, capace di fondere influenze e sensibilità in modo naturale.

Il risultato è una traccia che accompagna l’ascoltatore dentro una relazione intensa e ambigua, dove il confine tra amore e dipendenza si fa sempre più sfumato. Un tema ricorrente nella musica pop, ma che Rey affronta cercando una prospettiva personale, lontana dagli stereotipi e più vicina a un vissuto autentico.

La scrittura resta diretta, priva di filtri, e si inserisce in un percorso creativo che non guarda a un target definito, ma alla necessità di esprimersi con sincerità. È proprio questa spontaneità a rendere il brano riconoscibile per una generazione che si muove tra fragilità emotive e bisogno di appartenenza.

Nel corso dell’intervista per Radio City Light, l’artista ripercorre anche i suoi inizi, dagli esperimenti con FL Studio fino alla consapevolezza maturata oggi, tra produzione e scrittura. Un percorso in evoluzione, segnato dalla voglia di crescere e dalla capacità di mettersi in discussione.

INTERVISTA

Acqua Ossigenata” sembra una ballad ma ha anche un’anima elettronica: è una scelta per raccontare meglio il contrasto emotivo del testo?

Non è stata una scelta nata direttamente per raccontare il contrasto del testo. L’anima più elettronica del brano è arrivata in modo naturale, è una questione di identità più che di intenzione narrativa. Fa parte del mio gusto, dei miei riferimenti, del mondo sonoro in cui mi riconosco. Poi, inevitabilmente, finisce anche per dialogare con quello che racconto, ma non è da lì che è partita.

Il brano parla di un amore che diventa quasi una dipendenza: pensi che oggi si parli abbastanza di questo tema nella musica pop?

Il tema della dipendenza affettiva è sicuramente già stato affrontato nella musica pop, non è qualcosa che mi sono inventato io. È un argomento ricorrente, perché è facile riconoscersi in certe dinamiche. Quello che ho cercato di fare è stato portarlo in una chiave personale, provare a raccontarlo da un’angolazione diversa, più mia.

Il tuo target è composto soprattutto da ragazzi tra i 14 e i 30 anni: quanto pensi a chi ascolterà quando scrivi?

Quando scrivo non penso davvero a chi ascolterà. Non mi pongo un target preciso in quel momento, perché rischierei di filtrare troppo quello che voglio dire. È qualcosa che viene da sé: se il brano è sincero, poi trova naturalmente le persone giuste.

Hai iniziato a produrre musica a sedici anni scaricando FL Studio: cosa diresti oggi a quel ragazzo che stava muovendo i primi passi?

Se potessi dire qualcosa al me di sedici anni che iniziava con FL Studio, probabilmente gli direi di prendere in mano uno strumento e impararlo davvero. È una cosa che ho rimandato per tanto tempo e che oggi considero una mancanza. Sto recuperando, ma avrei voluto iniziare prima.

C’è una frase del brano a cui ti senti particolarmente legato?

So che troverei una casa nelle tue parole perché casa ormai sei te”. È una di quelle frasi che, anche a distanza di tempo, riesce a spiazzarmi.

SOCIAL Instagram | TikTok

Latest Posts

Da non perdere