Intervista su Radio City Light a LA TEMPESTA GENTILE che ci presenta il brano “PIANETA INTERO”

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Con “Pianeta Interno” La Tempesta Gentile apre una nuova fase del proprio percorso musicale. Il singolo segna il passaggio tra il primo e il secondo album e racconta l’evoluzione della formazione, diventata nel frattempo un trio con l’ingresso di Ilaria.

La nuova configurazione amplia anche le possibilità sonore della band: synth ed elettronica acquistano maggiore spazio, avvicinando il progetto a territori trip hop ed electroclash senza abbandonare le atmosfere shoegaze che ne caratterizzano l’identità.

Nell’intervista a Radio City Light, La Tempesta Gentile racconta come è cambiato il lavoro in sala prove, il rapporto tra strumenti ed elettronica e il percorso che porterà al nuovo album, costruito ancora una volta sull’alternanza tra momenti più riflessivi e improvvise aperture sonore.

INTERVISTA 

Considerate “Pianeta Interno” uno dei brani più rappresentativi della vostra nuova fase. Cosa racconta oggi de La Tempesta Gentile?

Ciao e grazie per lo spazio innanzitutto! Pianeta Interno per noi è il brano più adatto nel fare da ponte fra primo e secondo album, racconta di una band in evoluzione, passata nel frattempo da duo a trio, con il proprio DNA riconoscibile, ma con nuove strade aperte.

La componente elettronica portata da Ilaria, ci avvicina infatti a sonorità trip hop ed electroclash, che nel primo album erano solo appena accennate, e qui abbiamo potuto approfondire.

Parlate di un ponte tra primo e secondo album: sentivate la necessità di evolvere senza perdere gli elementi che avevano definito la vostra identità?

La necessità di evolversi è linfa vitale per qualunque band, noi non facciamo differenza. Suoniamo in primis quello che ci piace, e questo alla fine preserva la nostra identità, assieme ovviamente al proprio stile, che in una band rimane sempre riconoscibile.

Synth ed elettronica acquistano maggiore spazio nel vostro sound. Come avete inserito questi elementi nel linguaggio musicale della band?

Nel modo più naturale possibile, provando e riprovando fra di noi. L’ingresso di Ilaria ci ha portato ad evolvere per forza di cose la nostra scrittura, prima avevamo una specie di “freno a mano” tirato, nel senso che già dal primo disco una componente elettronica era presente, ma in quantità minime perchè poi ovviamente in formazione a due, basso più batteria, sarebbe stato impossibile riproporre quei suoni dal vivo a meno di affidarsi a basi pre-registrate, col rischio di diventare una specie di karaoke-band. Ora l’interazione con la componente elettronica è finalmente del tutto aperta e continuiamo ad avere un live credibile, è stato un passaggio davvero appagante.

Quando un gruppo evolve, esiste sempre il rischio di allontanarsi da ciò che lo ha reso riconoscibile. Come avete affrontato questo equilibrio?

Come detto nella precedente risposta, la cartina tornasole è sempre l’interazione in sala prove, ovvero sudare con i propri strumenti, confrontarsi e, perchè no, anche scontrarsi in modo costruttivo. Tutto questo ti tiene il focus sull’equilibrio del tuo suono.

Rispetto al vostro esordio, cosa è cambiato maggiormente nel vostro modo di comporre e arrangiare una canzone?

In realtà, a parte i cambiamenti già detti portati dalla nuova formazione, nient’altro è cambiato nel nostro modo di comporre ed arrangiare. L’ unica vera differenza è chiaramente l’esperienza, con un disco in più sulle spalle e tante piccole cose che si imparano ogni giorno.

Se “Pianeta Interno” rappresenta il punto di partenza del nuovo album, dove condurrà l’ascoltatore il resto del viaggio?

Com’era stato già nel primo disco, il viaggio sarà una vera e propria “tempesta gentile”, con momenti riflessivi alternati ad impennate improvvise, a suon di riverberi, delay e distorsioni, sempre in territori shoegaze. L’alternanza fra vuoti e pieni è un elemento che continua ad essere presente nel nostro sound, e anzi, con la possibilità di affidarci anche a synth ed elettronica, abbiamo cercato di dare ancora più risalto a questo aspetto, d’altra parte non esiste viaggio lineare e noi non facciamo differenza!

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