C’è chi scrive per scalare le classifiche e chi scrive, molto più semplicemente, per non ammalarsi.
Matteo appartiene a questa seconda categoria, quella degli artigiani delle parole che vedono nella canzone uno strumento di precisione per “rimettere a posto i pezzi”. Con il suo claim sincero e un sound che mescola la freschezza del nuovo pop all’irruenza del punk rock, l’artista ci accompagna in un viaggio dentro le crepe dell’anima.
Dalle riflessioni sul suo ultimo singolo, “Nel buio”, fino alla genesi del suo primo album previsto per giugno, Matteo si mette a nudo senza filtri. Non c’è spazio per le finzioni dei social o per le strategie di mercato: in questa chiacchierata emerge il ritratto di un artista che preferisce “far sparire gli occhi per dare spazio all’ascolto”, convinto che mostrare il proprio lato oscuro non sia un atto di forza, ma un tenero gesto di fiducia verso chi amiamo.
Benvenuti nel mondo di Kanestri: un mondo fatto di studio, simbiosi artistica con Matilde Dischi e un “armadio” pieno di canzoni ancora tutto da svuotare.
INTERVISTA
Ciao Matteo, benvenuto! Il tuo claim è “Scrivo canzoni per rimettere a posto i pezzi”. Quando scrivi un testo, cerchi più una catarsi personale o speri che le tue parole diventino una “cura” anche per chi ti ascolta?
Ciao ragazzi, è un piacere essere qui con voi, grazie mille per l’invito. La musica è sicuramente di tutti, un bene da condividere e del quale non essere mai sazi. La magia però, almeno nel mio caso, nasce dall’individuo, da me stesso, da ciò che provo. Scrivo per me, per non ammalarmi. E se dovesse diventare una cura per altri ne sarei onorato.
In “Nel buio”, il tuo ultimo singolo, parli di imparare a convivere con le proprie crepe. Qual è stata la scintilla che ti ha fatto capire che mostrare il proprio “lato peggiore” potesse essere così liberatorio?
Non credo sia liberatorio mostrarsi nel proprio “lato peggiore”. Anzi, è riprovevole e a tratti, a mente fredda, egoico e imbarazzante. E’ tenero però pensarlo in mano alle persone che amiamo, in modo che possano disinnescarlo a loro piacimento. Vero è che spesso non diamo il meglio di noi a chi vogliamo bene, cadendo nelle abitudini e nel darsi per scontati. E’ in quel momento che fare i conti con le nostre fragilità può aiutarci nell’accettare quel lato oscuro di noi, oltre che insegnarci a come convivere con i momenti no delle persone a noi care.
Quanto lavoro di “rifinitura” c’è stato per trovare quel sound che oscilla tra il nuovo pop e venature punk rock che sentiamo nelle tue produzioni attuali?
Mah ad oggi nemmeno più di tanto in realtà. I brani che saranno racchiusi nel mio primo disco sono nati in maniera molto fluida e senza troppi ragionamenti. Poi in studio si è lavorato per dare loro il giusto colore ma non abbiamo stravolto quelli che erano i provini originali.
Per questo capitolo artistico collabori con Matilde Dischi e il Maionese Project. In che modo il confronto con questa realtà ha influenzato la tua crescita professionale?
La simbiosi umana e artistica con Davide Maggioni, mio produttore e fondatore di Matilde Dischi e Maionese Project, è totale. Sto imparando davvero molto, abbiamo fatto un grande lavoro sui brani e condiviso del tempo prezioso sia in studio che off. Sono certo che sarà il primo capitolo di un bellissimo e folgorante libro.
Se potessi cambiare una cosa del mercato musicale attuale con un tocco di magia, cosa sceglieresti per proteggere l’autenticità degli artisti emergenti?
Se l’obiettivo è “proteggere l’autenticità” eliminerei IG come piattaforma musicale globale, senza doverci per forza imbattere nel duello emotivo tra il momento migliore (degli altri e magari costruito) e il momento peggiore (ovviamente nostro e reale!). O forse sarebbe più utile farci sparire gli occhi e basarci solo sui nostri ascolti. Tac, magia.
Sappiamo che sei in una fase creativa molto intensa. Cosa puoi anticiparci sui tuoi prossimi passi e su come si sta evolvendo la tua musica?
Ho scritto molte canzoni negli ultimi 2 anni. A giugno uscirà il mio primo album che includerà le più importanti, quelle che hanno catturato i momenti più amari e delicati della mia vita. Non c’è spazio per altro ora. Non è un concept, è il mio armadio. E mi sento come se ancora non avessi iniziato a svuotarlo. Anche i live sono un mio obiettivo e ci stiamo muovendo per organizzare al meglio le future date.
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