Il progetto solista Greams, ideato da Lorenzo G., ha conquistato la scena indipendente italiana grazie a un suono elettronico unico, che mescola atmosfere dark-wave a influenze synth-retro anni Ottanta. Con l’album omonimo del 2024, Lorenzo ha dato vita a un viaggio musicale personale, ricco di introspezione e suggestioni nostalgiche.
La recente Deluxe Edition del disco non è solo un’aggiunta di brani, ma rappresenta un’evoluzione del progetto: una versione più strutturata e collaborativa, che permette di scoprire nuove sfumature della sua identità artistica.
INTERVISTA
La pubblicazione della deluxe edition del tuo disco omonimo può essere vista come un modo per farci conoscere meglio chi sei. Qual è stata la tua intenzione principale nel rimettere mano a questo progetto?
La verità è che l’esordio l’ho fatto e pubblicato totalmente da solo, partendo da zero. Questa Deluxe invece nasce perché oggi il progetto ha finalmente una struttura solida alle spalle. L’intenzione era quella di dare una “seconda vita” al disco per portarlo dove da solo non sarei arrivato.
Guardando indietro alla prima versione dell’album, ci sono stati brani o dettagli che nella deluxe hai sentito il bisogno di ampliare o reinterpretare? Se sì, perché?
“Musa”, ad esempio, è una cover che ho voluto fortemente perché è un brano che adoro e che mi porto dietro da tempo. Ero rimasto folgorato da un videoclip non ufficiale che girava su YouTube anni fa e sentivo il bisogno di dargli la mia interpretazione. Per il resto, ho lasciato che altri artisti e persone che stimo mettessero mano ai miei pezzi. È stato bello sentirli abitare i miei suoni.
La deluxe edition dà una sensazione di “identità espansa”: in che modo questo nuovo assetto del disco riflette chi sei oggi come artista rispetto a quando lo hai registrato la prima volta?
Oggi sono molto più consapevole della mia dimensione solista e, paradossalmente, proprio questa sicurezza mi ha permesso di aprirmi agli altri. Rispetto alla prima registrazione, sono meno spaventato dal confronto.
Spesso le deluxe vengono percepite come aggiunte commerciali, ma qui sembrano piuttosto un approfondimento. Come ti rapporti a questa tensione tra dimensione artistica e percezione del pubblico?
Per me questa Deluxe è un approfondimento necessario. Se avessi voluto fare un’operazione commerciale avrei seguito logiche diverse, qui c’è la voglia di far sentire il percorso completo di un progetto che è cresciuto insieme a me.
Se dovessi descrivere la deluxe edition come un secondo capitolo del tuo album omonimo, quale parte della tua identità emerge in maniera più evidente o nuova rispetto alla prima versione?
Spero venga fuori un equilibrio nuovo tra i miei strumenti e le mie memorie, con lo sguardo rivolto verso quello che verrà dopo. È un punto di arrivo che serve a prendere la rincorsa.
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