Intervista su Radio City Light a ERBOMB che ci racconta il suo nuovo EP “3”: immaginario visivo, errore creativo e trasformazione continua

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Con 3, ERBOMB porta a compimento un lavoro che non si limita alla sola dimensione sonora, ma costruisce un vero e proprio sistema estetico in cui musica e immagine si influenzano a vicenda.

L’EP nasce infatti dentro un immaginario fortemente visivo, fatto di riferimenti colti e stratificati che spaziano dal progressive rock ai linguaggi dell’avanguardia elettronica, fino a una concezione quasi cinematica del suono.

L’idea di fondo è quella di un’opera compatta, pensata come un “blocco unico”, dove tensioni, dinamiche e dettagli convivono con una forte componente istintiva. Un equilibrio costante tra controllo e improvvisazione, tra scrittura e gesto, che diventa il cuore stesso del progetto.

In questa intervista, ERBOMB racconta come “3” si sia costruito a partire da influenze visive e musicali profonde, dal ruolo dell’errore come elemento creativo, fino alla sua idea di evoluzione artistica come processo continuo e non lineare.

INTERVISTA

Nel tuo percorso c’è sempre stata una forte attenzione alla dimensione visiva (copertine, immaginario, video): quanto dialogano suono e immagine in “3” e da cosa è nato l’estetica di questo capitolo?

La dimensione visiva mi ha sempre molto affascinato; molti album che ho apprezzato nel mio percorso avevano delle copertine molto creative e comunque un forte impatto legato alla immaginazione intesa come luoghi, persone e personaggi, forme etc. Penso a tutti gli album dei Pink Floyd (soprattutto Animals che è il mio preferito) ma anche dei Genesis e del filone progressive anche italiano fino ad arrivare all’impatto visivo utilizzato da artisti come Brian Eno, gli U2 del periodo Achtung Baby/Zooropa, Squarepusher e Aphex Twin, come anche i Kraftwerk con i loro splendidi video. Nel filone avanguardistico penso all’album dei Naked City ma più o meno a tutti gli album di John Zorn dove il valore dedicato alle immagini è sempre molto alto. Sicuramente l’estetica di questo album è nata da una forte influenza che tutti gli artisti appena citati hanno avuto su di me.

L’EP sembra lavorare molto sulle dinamiche e sulle tensioni più che su strutture tradizionali: quando componi, pensi in termini “musicali” o più in termini di scene, quasi come se stessi costruendo una colonna sonora?

Penso, o meglio cerco di pensare in termini artistici, provando a trasformare le mie emozioni e sensazioni in musica. Quello che viene fuori può essere interpretato diversamente a seconda dell’ascoltatore.

In “3” si percepisce un equilibrio tra controllo e istinto: quanto spazio lasci all’errore, all’imprevisto o a soluzioni non pianificate durante la produzione?
Lascio moltissimo spazio all’errore, tutti i soli di chitarra sono improvvisati sul momento come se fossi ad una jam session, ho deliberatamente lasciato sbavature e sbagli veri e propri. L’approccio istintivo è per me molto importante ed è interessante unirlo a quello più pianificato della produzione e dell’arrangiamento.

Hai pubblicato musica in contesti molto diversi, anche online e in formati più “liberi”: oggi che valore ha per te l’idea di EP come oggetto chiuso e definito, rispetto alla pubblicazione di singoli o tracce sparse?
L’idea di questo EP è nata proprio con l’intenzione di creare un prodotto finito, come se fosse un unico blocco. Ma la cosa riguarda solo questa produzione. Il prossimo sarà completamente diverso.

Guardando alla tua evoluzione dal 2011 a oggi, c’è qualcosa che senti di aver “abbandonato” lungo il percorso di Erbomb, oppure è tutto ancora presente, anche se trasformato?

Mi piace pensare che ci sia una continua trasformazione, non necessariamente in meglio o in peggio. Nel 2011 avevo un bagaglio di conoscenze e di esperienze diverse; essendo una persona molto curiosa e che si mette alla prova il risultato di ciò che è uscito dai primi brani ad oggi è sempre diverso e deforme; però a me interessa il percorso e adoro accettare l’errore in quanto elemento della fallibilità umana che tutti ci contraddistingue; questo elemento l’ho imparato da John Cage e penso sia molto importante.

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