martedì, 16 Giugno, 2026

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Intervista su Radio City Light a DELLAMORE che ci presenta il suo singolo “Fast Food Dei Disagi”

Dellamore non fa musica per offrire soluzioni. Al contrario, sembra voler restare dentro il cortocircuito emotivo contemporaneo e raccontarlo senza cercare vie di fuga rassicuranti.

“Fast Food Dei Disagi”, il nuovo singolo uscito il 22 maggio, è una corsa dentro ansie, dipendenze affettive e relazioni usa-e-getta, con una scrittura che alterna schiaffi emotivi e immagini che fanno ridere per non piangere.

Dietro il progetto Dellamore c’è Federico Tarantino, artista palermitano che negli anni ha attraversato più fasi artistiche, passando dall’hip hop più classico a una dimensione decisamente più personale e contaminata. Il risultato è una musica che sembra sporca, emotiva, notturna, ma incredibilmente lucida nel raccontare il presente.

INTERVISTA 

Fast Food Dei Disagi” sembra raccontare una società emotivamente bulimica. Secondo te abbiamo perso la capacità di vivere lentamente le relazioni?

Abbiamo decisamente perso la capacità di vivere tutto lentamente. In un mondo dove tutto viene consumato in fretta, ci siamo dimenticati del processo di ogni cosa, incluse le relazioni. Ecco qui che entra in gioco il sistema del fast food: un’abbuffata di dopamina per niente salutare.

Hai mai avuto paura che un approccio così diretto e personale potesse risultare “scomodo” per il pubblico?

Sì, e spesso mi chiedo anche se potevo scrivere una frase in un modo diverso. Ma sai che c’è? Che odio anche il finto perbenismo. Chi sta distruggendo il mondo è in giacca e cravatta e parla forbito. Chi invece si esprime senza filtri, a volte anche in maniera colorita, non ha paura di metterci la faccia, e forse sta solo avendo il coraggio di dire quello che altri hanno paura di farsi scappare dalle labbra per non essere giudicati.

Nel tuo percorso artistico c’è stato un momento preciso in cui hai capito che il progetto Fre non ti rappresentava più?

Quando mi sono reso conto che ci fosse un altro artista hip hop con il mio stesso nome! Mannaggia! E allora decisi di acquisire un nome che mi rappresentasse di più: Dellamore, tratto dal film Dellamorte Dellamore, ispirato al personaggio dei fumetti di Tiziano Sclavi, Dylan Dog. Io e questo personaggio dei fumetti abbiamo taaaanto in comune.

Palermo ha lasciato delle tracce evidenti nel tuo modo di scrivere o senti di avere un immaginario più universale?

Bella domanda. Sicuramente, Palermo ha influito sul mio bagaglio culturale. Ho anche appreso a scrivere e ad ispirarmi grazie a dei colossi del rap palermitano come Stokka & MadBuddy, Johnny Marsiglia, Davide Shorty. Ma decisamente il mio immaginario si è sempre fatto più universale data la mia esigenza di evadere, viaggiare, scoprire il mondo e diverse culture.

Quando componi, parti più spesso da un’immagine, da una frase o da uno stato emotivo?

Direi che il flusso creativo parte quasi sempre dallo stato emotivo che viene accentuato dal mood della base sulla quale sto scrivendo. Altre volte, invece, mi balena una frase in testa, e da lì può partire l’intero brano che gira intorno ad essa.

Qual è la cosa più difficile da accettare oggi per un artista indipendente?

Sicuramente il contare solo ed esclusivamente sulle proprie forze. Praticamente sta tutto a te e alla tua forza di volontà nel farti notare e scoprire. Ma penso che questo conservi anche la genuinità di noi artisti indipendenti nel far musica per il puro piacere di farla, condividerla ed esprimerci, senza qualcuno dietro che muova i fili.

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