martedì, 17 Marzo, 2026

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Intervista ai COLLA su Radio City Light

Cinque giorni per un disco, una vita per restare liberi. Intervista alla band che ha fatto del DIY un’arma d’assalto.

C’è chi passa mesi a limare i suoni in studio cercando la perfezione digitale e chi, come i COLLA, preferisce lo schianto frontale. Registrare un album in soli cinque giorni non è solo una scelta logistica, è una dichiarazione d’intenti: catturare il “fuoco primordiale” prima che si spenga, restando fedeli a quella sensibilità atavica che oscilla tra il buio e la luce.

In un’epoca di artisti accomodanti e calcolatori, i COLLA tornano a far rumore con il nuovo singolo “Fottetevi”, un manifesto di libertà che non cerca consensi, ma risposte viscerali.

Abbiamo parlato con loro della fatica di essere indipendenti nel 2026, della furia che muove i nuovi pezzi e di come si faccia a far quadrare i conti senza vendere l’anima.

INTERVISTA

L’URGENZA DEL SUONO

Avete registrato il nuovo disco in soli cinque giorni, quasi una sfida cronometrica. Questa velocità è dettata dalla paura di “addomesticare” troppo i pezzi o è l’unico modo che conoscete per restare fedeli al vostro suono?

“Tutte le canzoni dei nostri dischi nascono in modo immediato, per questo nuovo disco forse abbiamo fatto 8-9 ore di prove in totale. Abbiamo la fortuna di essere in-collati benissimo tra di noi: il tutto nasce da un canovaccio, testo e accordi, e nel giro di poco abbiamo la song. Quando entriamo in studio, quasi sempre non preparatissimi, abbiamo il fuoco dentro e diamo tutto in modo primordiale. È bellissimo, un’esperienza totale.”

IL RUGGITO DI “FOTTETEVI”

Il nuovo singolo “Fottetevi” ha un titolo che non lascia spazio a interpretazioni. In un momento in cui molti artisti cercano il consenso a ogni costo, voi avete scelto di iniziare con un vaffanculo collettivo: è uno sfogo personale o un sentimento generazionale?

“Bella domanda! Sì, in effetti molti artisti sono accomodanti e cercano il consenso a tutti i costi. Ci siamo sempre detti che faremo musica finché avremo qualcosa da dire e ‘Fottetevi’ è arrivata senza sapere che doveva arrivare; era dentro di noi da un paio di anni molto difficili e abbiamo riversato in poche note tutta la nostra furia. Ma non temete, siamo persone docili. La canzone sta facendo il suo percorso silenzioso tra tutti coloro che vorrebbero mandare un buon vaffanculo al mondo e alla situazione assurda che stiamo vivendo.”

DA “ADIOS CABRONES” ALLA NUOVA FURIA

In cosa il materiale che stiamo ascoltando oggi si distacca da un album come Adios Cabrones? C’è una rabbia diversa o una consapevolezza nuova in questa fase?

“Il nuovo album è un passo diverso rispetto ad Adios Cabrones. Le nuove canzoni ci sono arrivate addosso come un camion pesante, ci hanno fatto male e abbiamo reagito con la furia. Parliamo di morte, vita, alcol e amore. Ci siamo guardati in faccia e abbiamo capito che dovevamo sprigionare la nostra sensibilità atavica, il nostro buio, la nostra luce e il nostro modo di ‘sentire’ il mondo.”

L’ETICA DO-IT-YOURSELF

Essere una band indipendente oggi significa spesso essere manager, grafici, autisti e promoter di se stessi. Qual è la parte di questo “dietro le quinte” che vi pesa di più e quale invece non deleghereste mai a nessuno?

“Diremmo anche ragionieri, contabili e dottori. Sì, ci piace e vogliamo essere DIY. La parte che ci pesa di più è dopo il live, quando quasi sempre ‘stanchi e bevuti’ dobbiamo trovare la strada di casa o dell’hotel. Sicuramente non delegheremo mai a nessuno la scelta artistica delle canzoni e di quello che vogliamo comunicare.”

SOPRAVVIVERE AL PUNK NEL 2026

Molte band mollano perché i costi superano i ricavi. Come riuscite a far quadrare i conti tra registrazioni e trasferte? C’è un segreto per far sopravvivere un progetto punk senza scendere a compromessi?

“Sì, il segreto c’è. Bisogna avere chiari i ricavi e i costi; non bisogna investire migliaia di euro per promozioni blasonate o per registrazioni a costi assurdi. Di solito i conti si fanno a fine tour e fortunatamente ci va sempre bene.”

Qual è il vantaggio più grande di non avere una major che vi controlla? È più la libertà di poter far uscire un pezzo senza censure o quella di poter registrare un intero disco seguendo solo il vostro istinto?

“Non sappiamo quali siano i vantaggi o gli svantaggi di una Major, non è nei nostri pensieri questo aspetto. Se un giorno ci sarà una Major, è certo che chiederemo un sacco di soldi per poi sparire in qualche isola remota e goderceli!”

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