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Gli italiani spendono in media 1.408 euro per mangiare

Secondo il rapporto Fipe la spesa complessiva, sommando pasti fuori casa e cucinati fra le quattro mura domestiche, ammonta a 237 miliardi di euro. Cresce l'attenzione al legame fra cibo e salute

Non bisogna certo guardare gli innumerevoli programmi televisivi dedicati alla cucina per capire che gli Italiani sono dei buongustai. Per i nostri connazionali il cibo è un elemento estremamente importante della vita quotidiana ed è sinonimo non solo di alimentazione ma anche di convivialità e salute. È questo quanto emerge dall'ultimo rapporto Ristorazione di Fipe - Federazione italiana pubblici esercizi, secondo il quale la spesa annuale pro-capite è di 1.408 euro. Il giro d'affari complessivo ammonta a 237 miliardi di euro, di cui 152 miliardi (bevande escluse) per i pasti consumati in casa e 85 per quelli fuori casa. Questi ultimi, pur generando un giro d'affari in valore assoluto minore, sono in costante crescita. Se dieci anni fa (2008) rappresentavano solo il 32,7% del totale della spesa, adesso sono saliti al 36% e, secondo le stime di Fipe arriveranno al 40% nel 2030, con la ristorazione casalinga che scenderà dal 67,3% del 2008 al 60% della fine del prossimo decennio.

"I numeri confermano il valore del nostro settore non solo da un punto di vista economico, ma anche culturale e sociale. In termini di consumi, occupazione e valore aggiunto emerge il ruolo centrale della ristorazione nella filiera agroalimentare nazionale, un elemento di cui dovranno tener conto le politiche di filiera, ad ogni livello - commenta i dati del rapporto Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe - Non possiamo nascondere, infine, alcune rilevanti criticità che pesano sullo sviluppo del settore a cominciare dagli elevati tassi di mortalità imprenditoriale, dall'eccesso di offerta e dall'abusivismo, dalla bassa marginalità e da una progressiva dequalificazione".

Andando a vedere in dettaglio i dati emersi dal Rapporto si nota come il tempo, la risorsa che scarseggia di più nella vita delle persone, stia fortemente condizionando la relazione con il cibo: il 32,7% degli intervistati ha dichiarato di cucinare a pranzo tutti i giorni, percentuale che sale al 53% per la cena, pasto che sta assumendo un ruolo sempre più importante nella nostra vita. Se nel 1998 il 78% delle persone erano solite pranzare a casa, in vent'anni la percentuale è scesa al di sotto del 72%, una contrazione che in assoluto equivale a circa 3,5 milioni di persone. Ci offrono un ulteriore spaccato della società i più piccoli: per circa 800 mila bambini con età compresa tra 3 e 10 anni la cena è il pasto principale della giornata. Tra coloro che cucinano "tutti i giorni" o "qualche volta" il 76,9% dedica 30 minuti al giorno a questa attività. In media sono 37 i minuti dedicati ogni giorno alla preparazione dei pasti, ma ancora di meno sono quelli dedicati al loro consumo: appena 29. Anche la spesa vuole la sua parte: il 48,6% degli intervistati dedica da una a due ore a settimana agli acquisti con un tempo medio settimanale di 105 minuti. Si nota un ritorno alla piccola spesa, ben il 50,1% degli intervistati preferisce acquistare il necessario giorno per giorno.

La scarsità di tempo a disposizione e l'abitudine a cucinare meno si riflettono in una nuova consuetudine: l'utilizzo di piattaforme di food delivery: nell'ultimo anno il 30,2% degli italiani ha avuto occasione di ordinare online il pranzo o la cena da piattaforme web. Dal punto di vista anagrafico sono i giovani i più abituati ad ordinare cibo online, un dato intuitivo anche per la maggiore propensione all'utilizzo della tecnologia. Il fenomeno inoltre è molto più diffuso al Nord che al Centro e al Sud, con la Lombardia in cima alla lista per la presenza di consumatori.

Il rapporto Fipe mostra inoltre come stia aumentando tra gli Italiani la consapevolezza dello stretto rapporto tra alimentazione e benessere. I dati parlano chiaro: il 97,1% degli intervistati è consapevole del fatto che la nostra salute e il nostro benessere dipendono da ciò che mangiamo. Il 71,8% degli intervistati si informa, durante la scelta del piatto, sulla qualità e la provenienza dei prodotti utilizzati, e più dell'89,1% ritiene che anche i locali siano più attenti a offrire alla clientela piatti salutistici. Nonostante questa rinnovata attenzione al benessere, solo il 53,3% degli intervistati dichiara di consumare verdure e ortaggi quotidianamente, ciò significa che una persona su due continua ad avere un'alimentazione che non prevede quotidianamente una porzione di verdure (il dato è comunque in crescita rispetto al 48,9% del 2005). Vanno esattamente nella direzione opposta le abitudini di consumo della frutta: otto persone su 10 la consumano quotidianamente, ma il trend è in flessione, dal 77,3% del 2005 al 74% del 2018.

Fonte: repubblica.it di Marco Frojo

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