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De Andrè, Tu che m’ascolti insegnami: «Così Fabrizio vive per sempre»

Dopo Lucio Battisti e Lucio Dalla, la Sony rilascia per i suoi fedelissimi ascoltatori una raccolta interamente dedicata a Fabrizio De Andrè, che contiene (è possibile acquistare tre differenti formati) i brani del cantautore rimasterizzati in alta definizione 24 BIT/192 KHZ.

Il cofanetto è arrivato sul mercato il 24 novembre ed è diviso in quattro cd ‘tematici’, che esplorano la scrittura e il canto di De Andrè attraverso delle macroaree, che vanno dall’amore al contrasto tra guerra e pace, passando per la spiritualità e il sogno. L’operazione guidata da Tu che m’ascolti insegnami (questo il titolo del cofanetto) è in realtà, tuttavia, molto più ampia, come spiega bene Dori Ghezzi, moglie di De Andrè, in conferenza stampa. Il cantautore genovese ha, tanto per cominciare, un canale VEVO tutto per sé, su cui spiccano i 25 video tratti da Fabrizio De Andrè in concerto (live registrato al Teatro Brancaccio di Roma il 13 e 14 febbraio 1998), gli still video dell’album Anime Salve e il video nuovo di zecca de Il Pescatore, diretto da Stefano Salvati che ha così dato vita visiva a una storia e a un brano celeberrimo. E poi, ancora, il film biografico Il Principe libero (con Luca Marinelli nei panni di Fabrizio), che arriverà nei cinema per due giorni prima di approdare in tv, probabilmente verso febbraio.

«L’obiettivo principale di questa operazione era non tradire l’originalità di Fabrizio. – spiega Dori alla stampa – Ho abbracciato questo progetto perché mi sembra doveroso. Soprattutto per conservare un patrimonio che va restituito al futuro, usando tecnologia innovativa senza però tradirne la bellezza originale. Quella di Fabrizio è un’opera d’arte che appartiene a tutti. Ringrazio la Sony, che sta permettendo a tanti artisti di vivere per sempre».

In conferenza c’è anche Morgan, che ammette – senza mezzi termini – di essere presente in quanto ‘studioso’ appassionato della poetica di De Andrè, ma di non aver assolutamente fatto nulla che avesse a che fare col cofanetto. I primi complimenti del cantante, tuttavia, sono proprio per Dori, per «aver gestito il patrimonio di De Andrè con grandissima sensibilità». Gli elogi si spostano poi proprio su Fabrizio, che Morgan considera «il padre della canzone italiana».

«La canzone italiana non è antichissima – specifica il cantautore – intendo la canzone per come noi la ascoltiamo oggi, quella che dura i classici tre minuti. La grandezza di Fabrizio la vedi però nella sua prospettiva, nella sua musica impegnata. E per ‘impegnata’ intendo musica non funzionale e fine a se stessa. La sua è musica ricca. I suoi temi vanno al sodo, come la morte. L’uomo, del resto, vive e muore. Ecco, De Andrè mi fa rendere conto che sto vivendo»

Fonte: ostageweb.com di Grazia Cicciotti

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