Oggi vi proponiamo la seconda parte della chiacchierata con la poliedrica Giulia Quaranta Provenzano (classe 1989), la quale è fotografa d’Arte nonché poetessa e scrittrice.
La giovane donna svolge la professione di consulente assicurativa e finanziaria tuttavia è un’attrice caratterista – ha studiato a Milano – ed è altresì critica letteraria e di arti visive. Giulia, inoltre, ha esperienza quale manager di cantanti emergenti milanesi e di Londra.
INTERVISTA

Quali Paesi ti piacciono particolarmente e per quale motivo?
Non ho mai analizzato il perché ma io mi vergogno a parlare le lingue straniere, probabilmente in quanto – ahimè – sono una perfezionista e il “suonare” comica ed impacciata un tantino mi infastidisce. Non impararle e non esercitarle é però “un cane che si morde la coda”. Non per nulla, ci tengo ad esprimermi in un italiano (che è la mia lingua madre) il più possibile inappuntabile. Il dizionario della lingua italiana e il vocabolario dei sinonimi e contrari lo avevo sempre sul tavolo e l’ho letto molte volte come se fosse un romanzo già negli anni della scuola media. Ci tengo a sottolineare tuttavia che reputo il saper parlare e scrivere in più lingue possibile un’inestimabile ricchezza poiché si ha accesso a tantissime professioni e scoperte, in tantissimi luoghi e perché la struttura grammaticale di una lingua non è solo un insieme di regole per costruire frasi bensì costituisce una traccia attraverso cui comprendere come un popolo percepisce, organizza ed interpreta la realtà. La lingua riflette la cultura, i valori, l’ambiente e le priorità del popolo che la utilizza. Se fossi preparata quel che basta, oggi sarei sicuramente una guida turistica a Roma …o, chissà, una hostess di volo. Già da bambina avrei girato il mondo intero, benché tornando poi sempre a casa. Sono del parere che tutto serva e possa fornire spunti e insegnamenti preziosi da vestire sulla pelle come meglio si confà alla propria personalità e al momento che si sta attraversando. Ricordo chiaramente che un mezzogiorno, seduta in cucina con i miei nonni materni, scrissi su un foglietto tutti i Paesi che avrei voluto visitare. Tra questi l’Egitto per le piramidi, i Paesi Scandinavi per l’aurora boreale, il Canada per le foreste, la Grecia (che ho visitato; per il richiamo culturale, da inconsapevole futura Filosofa, che ho sempre sentito nei confronti di questa terra). Misi tale pezzetto di carta nel centrotavola in terracotta che ha accompagna ogni istante che vorrei rivivere ancora. Io sono parecchio come mio nonno: entrambi ambiziosi e inarrestabili, amanti dell’estetica e del piacevole alla vista, appassionati di viaggi (dovevamo fare una crociera nei fiordi appena prima che si ammalasse) e di Storia (specialmente del Medioevo), a tratti sanguigni ed estrosi. Nonno Enrico era un artista del ferro battuto e non lo dico perché è mio nonno bensì perché – sempre per usare un parallelismo calcistico – era il Maradona della forgia, dell’incudine e martello. Non usava stampi, li ideava e realizzava lui! Ho visitato invece New York nell’estate del primo anno di Università mentre negli anni di Liceo scientifico (sempre in campi estivi di quindici giorni) ho soggiornato in Cornovaglia, in Irlanda (a Galway), in Scozia (ad Edimburgo) e in Inghilterra (a Londra).
Vino, auto, cibo, uomini: di ciascuno dei quattro, la tua preferenza quali caratteristiche ha?
Sono pressoché astemia ma negli ultimi due anni, se si presenta l’occasione (raramente) di condividere cene conviviali, in compagnia un goccino sorseggio. Reggo comunque molto bene, mal di testa a parte. Non mi piace non sapere e non conoscere, quale che sia l’ambito… diciamo pure che se capita anch’io devo poterci mettere bocca con cognizione di causa. Propendo per il rosé dolce e il fragolino …sono rimasta una bimba cresciutella dato il colore del vino e il frutto miei favoriti. Ho la patente però non guido, non mi piace farlo perché é per me uno stress dover stare attenta con un’arma in mano (e al piede). Ammetto che se passa una Maserati, non per questo, non la noto – la trovo raffinata e potente al contempo. Per quello che riguarda il cibo, con una pizza mi si fa contenta che di più non si può. Mia mamma scoprì di essere incinta proprio quando le venne voglia di pizza, a lei che non ne era appassionata. Mentre mi aspettava mangió (oltre che vasetti su vasetti di marmellata all’ananas) tantissimi limoni e allora non mi stanco di ripeterle, all’occasione, che se talvolta faccio l’“immusonita” e permalosetta scontrosa non mi si può rimproverare …e, inoltre, sono per metà Ligure doc come del tutto lo è lei dunque il mugugno l’abbiamo nella costituzione addirittura della forma della nostra regione! Mi piace tanto altresì la pasta con le vongole e coi frutti di mare (nel sugo no aglio e assolutamente no cipolla), i molluschi e il pesce, i funghi e i formaggi (no di capra e no di pecora)… tutte cose dietetiche, come si può notare. Il magrissimo sedano, con le scaglie di Grana Padano e il tonno, però lo mangio volentieri e se ci si aggiungono pure le noci e le arance e la rucola é ancora meglio. Ihihih. Non mi piace invece la carne, sebbene quand’ero molto piccola – mi dicono – ne mangiassi interi pezzi al punto che tutti si meravigliavano di tanto appetito carnivoro in una bimba. Per preferenza spontanea da sempre, a proposito di uomini invece, partendo dal presupposto che io sto e mi sento benissimo anche come “singola”, non posso non dire che gli occhi verdi non siano per me magnetici. Anche quelli neri sono bellissimi (e altrettanto rari). Mio nonno Enrico e mia mamma li hanno cangianti, proprio verdi-grigi, ma io purtroppo non ho preso da loro. Ho preso dal ramo paterno, di Amantea. La mia bisnonna materna aveva gli occhi blu (e la chioma color oro). Nell’uomo i capelli li prediligo scuri e ricci o comunque molto mossi tuttavia ciò non vuol dire che un gusto estetico trovi concretizzazione nei fatti di vita. È inoltre più forte di me, so che questo mi farà apparire superficiale, comunque ammetto che appunto l’uomo che non riesco ad accostare a me privatamente parlando é quello al di sotto di 1,80 mt (centrimetro in più, centrimetro in meno) …forse per un mio inconscio bisogno di senso di protezione benché la sicurezza e la forza non siano soltanto quella fisica quanto, non di meno, quella che viene dalle piccole attenzioni e da una sensibilità che fa sentire accudita e preziosa, di inestimabile valore. Mi fa impazzire l’uomo intraprendente, con garbo eppure con decisione, nei miei confronti.
Cosa significa, per te, casa e quanto è stata importante ieri ed è importante oggi.
Vorrei poter affermare di saper sempre essere io casa per me stessa, un porto sicuro, un balsamo ai dolori della vita, cicatrizzante e rigenerante ma l’esistenza è un reticolato in cui ciascun essere umano vi contribuisce e sulla mia personale bilancia testa (la testa è paracadute per il cuore?) e cuore pesano uguale e fungono da pannello di controllo di ogni aspetto, ogni giorno, dando luogo alle miriadi di sfumature e contraddizioni che mi caratterizzano e mi inducono a rispondere che casa sono gli affetti più vicini, quelli “Per Sempre”. Il mio “Per Sempre” sono i miei genitori! Loro mi vogliono bene a prescindere da come sono, da cosa faccio, é un Amore senza fini e senza fine. Per molti anni, era il 2009 (sino al 2025), ho provato e cercato e creduto di essere anch’io quel valore aggiunto e imprescindibile che ha il sapore di casa però se una persona non viene considerata di pregio se non per quello che dà alla fine si consuma. Casa – nella mia ottica – é ciò che ci rispecchia, che ci trasmette serenità. Io non ho percorso alcune strade in quanto avrei dovuto andarmene via da dove abito e non me la sentivo di far aspettare chi, teoricamente per amore, mi aveva aspettata quando studiavo e aveva già un buon lavoro. Seppure non credo nella predeterminazione, credo invece che ciò che è destinato a ciascuno dal proprio essere diverrà presente prima o poi – ché si torna sempre al punto di partenza e il punto di partenza è chi si è nell’intimo. Se si ripudia se stessi si finisce per impazzire e io mi auguro di non fare tale fine. Ho soltanto percorso strade, fino ad ora, che per mia sola scelta non avrei battuto e va bene così perché almeno mi sono arricchita di esperienze e insegnamenti che il mio istinto mi avrebbe portato ad evitare: sono più coltivata di quanto sennò non sarei stata.
Potendo scegliere, qual è la tua cosiddetta “giornata ideale” e quale delle ventiquattro ore è il periodo che preferisci e perché. Qual è, invece, la tua stagione preferita?
Personalmente non sono una fan delle generalizzazioni. Nel 2015 ho iniziato a svolgere la professione di consulente assicurativa e finanziaria, é il lavoro che esercito per il fabbisogno ma dovrei esercitare invece la professione di giornalista, psicologa, attrice, ricercatrice in ambito medico, investigatrice, antropologa, selezionatrice del personale, docente universitaria (mi era stato proposto, però rinunciai per non andarmene da Imperia eppure per un domani che non è), scrittrice, fotografa, paroliera musicale, critica d’arte e letteraria, talent scout nei settori spettacolo-arte e musica se potessi dare seguito alle mie predisposizione e “talenti” naturali. Questo per dire che, delle ventiquattro ore a nostra disposizione, mi accendono quelle serali e sopratutto notturne (la mattina, la luce mi rendono più analitica e pratica nonché mandano in avanti la mia razionalità) e non è un essere giocoliera di parole ciò! Il buio mi concentra, fa emergere la mia creatività e snoda e sviluppa i pensieri, quasi mi rende poetica e romantica. Tra me e me mi spoglio di ogni abito troppo stretto, in una parentesi di tempo in cui il silenzio mi fa da unico compagno, pacificante, che desideri davvero quando ho bisogno di concentrazione e autenticità. In ultimo, la stagione che mi piace é l’autunno coi suoi colori della terra. Colori caldi, colori che sono intrisi e raccontano del vissuto profondo di ogni minima nervatura. Sì, altresì la primavera è sorprendente e meravigliosa con le sue gemme e i suoi fiori tuttavia la mia interiorità è impastata di chiaroscuri e mi trovo appunto più a casa nel discendente ed introspettivo – certo per dopo emergere ma comunque non nel clamore e pienone delle grandi folle. Sono una persona complessa, in cammino.
Foto in evidenza: Giulia Quaranta Provenzano da bambina


