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Arianna Antinori presenta Hostaria Cohen con un concerto portentoso

Immersi in una dimensione surreale, frutto dell’arte pittorica di Andy (già fondatore dei Bluvertigo e autore della copertina del disco),  Arianna Antinori presenta il suo nuovo album, intitolato Hostaria Cohen. All’Alcatraz di Milano va in scena una sorta di raduno ufficioso degli amanti del blues-rock al femminile, chiamati al cospetto della “Janis Joplin italiana”.

Proprio all’indimenticata cantante texana è dedicato il titolo del nuovo album di Arianna: “Hostaria Cohen, oltre a dare il nome al disco, è anche il titolo di uno dei brani contenuti al suo interno.” racconta lei stessa poco prima del concerto, “La canzone racconta dell’incontro tra Janis, mia musa, e Leonard Cohen al Chelsea Hotel, momento che sconvolse per sempre l’artista canadese. Proprio come avviene in un’osteria, dove convergono persone di diversa provenienza e ceti sociali, anche nel mio disco il blues si è lasciato contaminare da tanti altri generi diversi”.

In effetti a guardare il palco prima dell’inizio del concerto non si direbbe proprio di stare per assistere a un concerto rock. Alle 21:40 salgono sul palco una quindicina di musicisti, seguiti poco dopo dalla cantante romana. 3 chitarre, 2 batterie, 2 bassi, sezione di fiati, coristi, un pianoforte e sintetizzatori: è questo l’arsenale sfoderato da Arianna Antinori per non deludere i suoi fan. Il pezzo che apre la serata è Whole Lotta Love dei Led Zeppelin, che fa battere il piedino a tutti i presenti, molti dei quali sorpresi dalla potenza sonora della mini-orchestra sul palco. Segue in scaletta Helter Skelter, per un inizio di pura potenza a tema fine ‘60. Proprio come la pantera proiettata sugli schermi ad inizio serata, la Antinori incanta e graffia grazie alla sua voce.

Una delle novità assolute di Hostaria Cohen è la scelta dell’artista di cantare in italiano:
Convincermi a passare dal cantare in inglese all’italiano” confessa Arianna “è uno dei grandi meriti di Mauro Paoluzzi, il mio produttore. Ha saputo vestirmi di canzoni eccezionali, anche scritte in italiano. Auguro ad ogni artista di poter lavorare con un produttore come lui. Nonostante l’italiano spesso non si presti a questo genere di musica, ho cercato comunque di preservare la mia parte più selvaggia. Quella, se ce l’hai, viene fuori a prescindere dalla lingua in cui si canta”.

C’è da crederle visto che sul palcoscenico Arianna Antinori si trasforma: si agita e suda nel suo chiodo di pelle, mentre con la voce colpisce gli ascoltatori dritti in petto, anche a costo di smarrirsi, talvolta, nella corposità del suono dei tanti musicisti presenti. La festa continua con grandi ospiti, tra i quali Phil Palmer e Charlie Cannon. Uno dei momenti più apprezzati della serata è stata l’esibizione di Tullio De Piscopo, a cui si sono uniti un percussionista e i due batteristi della band. I 4 musicisti, lasciati soli sul palco, hanno dato vita a una sorta di rito tribale, a cui la platea ha partecipato in modo sorprendentemente attivo.

Dev’esser proprio vero che per qualcuno la “Summer of Love” non è mai finita. Ci sono artisti che, apparentemente, sembrano esser venuti al mondo nell’epoca sbagliata. Se 48 anni fa avessimo ascoltato Arianna Antinori sul palco di Woodstock, nessuno si sarebbe meravigliato e oggi, forse, staremmo parlando di tutta un’altra storia.

Fonte: onstageweb.com di Michelangelo Paolino

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