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Al via da Rimini il tour dei Negramaro: «Questa volta va in onda la vita»

È partito ieri dal RDS Stadium di Rimini l’Amore Che Torni Tour Indoor 2019, l’atteso ritorno live dei Negramaro, dopo il successo del doppio disco di platino Amore che torni e delle sei date negli stadi dell’estate scorsa.

Posticipata dopo l’emorragia cerebrale, che a settembre ha colpito il chitarrista Lele Spedicato – tornato a suonare nella band dopo un percorso di riabilitazione compiuto in tempi record, ma non ancora pronto per questa lunga serie di live, in cui, in attesa del rientro, lo sostituisce il fratello Giacomo – la tournèe ha già fatto segare diciassette sold out sulle venti date complessive. Un segnale di grande affetto da parte del pubblico della band salentina, che con questi concerti torna a celebrare la vita, dopo un periodo veramente difficile.

«Quando è successo quello che è successo il 17 settembre a Lele, ho pensato che non avrei più cantato e, invece, oggi è tutto sold out ed è bellissimo tutto l’amore che abbiamo ricevuto. Non si tratta di numeri, ma del fatto che in un momento così tragico e devastante per noi poteva fermarsi tutto, invece Lele è tornato e ha rimesso a posto il nostro destino», ha raccontato Giuliano Sangiorgi, in conferenza stampa, prima del concerto di ieri, insieme alla band, ma senza Lele e Giacomo, assenti forse un po’ per quel senso di protezione reciproca che distingue il microcosmo dei Negramaro, forse perché le sorprese non vanno svelate, se no che sorprese sono.

Un destino che sembrava già scritto, nel male e nel bene, tra le righe di Amore che torni e in una serie di coincidenze, che rendono questo tour ancora più speciale, come ha spiegato sempre Sangiorgi. «C’è tutta una serie di coincidenze qui: questo disco si chiama Amore che torni, apriamo a San Valentino e chiudiamo il 19 di marzo, che è la festa del papà e sia Lele che io siamo diventati padri. Tutte casualità, perché il tour doveva essere a novembre. Il disco si apre con Fino all’imbrunire e con la frase “Torneranno i vecchi tempi, con le loro camicie fiammanti, fino a perdere il nome dei giorni”, praticamente un coma, e l’unico dei Negramaro che aveva le camicie fiammanti era Lele».

«Non mi spiegavo l’inizio del disco – continua –. Non dico che sia preveggenza, sto dicendo che a volte la musica parla da sola e tu sei solo uno stupido conduttore, come un filo dell’elettricità. Poi il fatto che il disco si chiuda con questa voce di bambina, un monologo dedicato a De Andrè, a Le nuvole e alla sensazione che aveva provocato in noi quella voce di vecchia, che per noi è diventata una bambina, a raccontare il momento in cui tutto sembra essere finito e invece è solo un nuovo inizio. Tutto questo ti fa pensare alla grandezza della musica, non sono solo canzonette, questa cosa mi sta molto stretta oggi, conoscendo la verità, il paradosso, da cui arrivano queste canzoni e quel nuovo inizio me lo sono tenuto stretto mentre Lele non c’era, pensavo: ce lo siamo già detti, tornerà».

E Lele è tornato, alla sua vita, alla sua musica e ieri, per la prima volta, di nuovo anche sul palco, tra le braccia di un pubblico che lo aspettava e lo ha accolto con un calore commuovente. È stata una sorpresa, lasciata presagire dalla band, che però, fino all’ultimo, non aveva dato certezze. Invece, prima del concerto, prima che gli ingranaggi di questo difficile tour si rimettessero in moto, è arrivata la benedizione di Lele, sul palco con Giuliano sulle note del nuovo singolo, Cosa c’è dall’altra parte, fuori oggi. Un momento necessario per tutto l’universo Negramaro, finalmente libero di tornare a vivere.

«È una canzone che non avrei pubblicato e non avrei mai voluto scrivere, non l’ho mai scritta, l’ho urlata contro un pianoforte, l’ho maledetta, ho imprecato, non ho avuto paura di mandare affanculo il paradiso che tanti hanno pregato, ma volevo anche rispettare la gente che ha pregato il paradiso e in realtà mi sono reso conto che questa era veramente la mia preghiera laica, la nostra imprecazione religiosa migliore – confessa Sangiorgi –. Quando Lele è tornato mi ha detto: “Vabbè, facciamo questo video, io lo voglio pubblicare, voglio cantare la mia luce”. Allora mi sono reso conto, che in un momento così tenebroso come quello che stiamo vivendo in Italia, cantare la luce, non quella religiosa, quella di una famiglia e neanche quella di una famiglia vera, ma si una che si ama perché si è scelta, era importante. Lele è tornato più bello di prima, maledetto, più forte di prima e con una luce, che si è alimentata di quella di una Nazione, che pensavo si fosse persa nelle stronzate ciniche e spietate che dice quotidianamente, mentre con noi è venuta fuori la vera Italia, quella che riesce a starti attorno e a dare fiducia a una persona buona, brava, che ha dato tanto anche con se una cacchio di chitarra. Hanno dato fiducia a noi, a una famiglia vera e oggi è tutto qui, lo posso dire con presunzione: una band così in Italia no c’è mai stata. Grazie a Lele che è tornato e grazie a voi che siete qui».

E a Rimini ieri era tutto esaurito per la data zero di un tour, che prosegue la storia iniziata l’anno scorso negli stadi, rivisitandone l’assetto dal punto di vista del design. Spettacolare e studiato nei minimi particolari, il palco, disegnato dalla band con un team, che vanta la direzione creativa e lo stage design dello studio Giò Forma, la regia e il video design di Clonwerk e le luci di Jordan Babev, si compone di una serie di elementi mobili che fanno della scena un panorama cangiante. Un assetto innovativo, che non ha fatto assolutamente rimpiangere quello mastodontico degli stadi, con il palco principale che, posizionato in mezzo al pubblico, consente alla band di muoversi a 270 gradi all’interno dello show; pedane automatizzate che muovono i componenti della band sulla superficie del palco, aggiungendo dinamicità alla scenografia, e 200 metri quadrati di LED ad alta risoluzione che riprese live e visual geometrici bellissimi e raffinati aggiungono poesia a uno show, già ad alto tasso di spettacolarità.

Il resto lo ha fatto e lo farà la scaletta, unendo i brani del nuovo disco a pezzi storici rivisitati nell’arrangiamento e cantati all’unisono dai cinquemila del RDS Stadium, coprotagonisti di una prima, i cui ingranaggi sono sembrati sin da subito molto ben oleati, nonostante le oggettive difficoltà. Sciolto e a suo agio anche Giacomo: «Un fenomeno – come lo definisce il tastierista Andrea Mariano –. Ha solo ventitré anni, ma è sempre stato tra di noi e ha assorbito come una spugna, soprattutto da Lele. Alla fine per forza di cose la scelta è ricaduta su di lui, primo perché è sangue del sangue di Lele e poi perché è stato sempre vicino a noi. Senza di lui non avremmo mai fatto questo tour».

In un crescendo di intensità, è dopo il brano divenuto manifesto Amore che torni, che il live prende il voloSolo per te, suonata da Giuliano piano e voce è un piccolo capolavoro, fulcro del momento più romantico e introspettivo dello show, che torna a suonare rock prima del finale con una Via le mani dagli occhi carichissima. Da un paio d’ore sul palco i Negramaro ne hanno ancora e chiuso con il nuovo inizio di Ci sto pensando da un po’, tornano sul palco per un bis al fulmicotone composto da Senza Fiato – da pelle d’oca, con la parte originale cantata dalla compianta Dolores O’Riordan dei Cranberries – Mentre tutto scorre e Nuvole e lenzuola, degno finale di uno spettacolo incantevole. Bentornati Negramaro.

Fonte: onestageweb.com di Cinzia Meroni e foto di Henry Ruggeri

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