Dalle melodie degli anni Ottanta alle atmosfere della synthwave, passando per il power metal e le colonne sonore dei videogiochi, VINZØ costruisce il proprio universo musicale attraverso influenze diverse, accomunate da una particolare attenzione alla melodia.
Nel nuovo singolo “Loudest Silence”, l’artista combina sintetizzatori dalle sfumature malinconiche e arrangiamenti che richiamano l’intensità del power metal, dando forma a un brano che attraversa tensione, introspezione e liberazione emotiva.
In questa intervista per Radio City Light, VINZØ racconta i suoi riferimenti musicali, il rapporto tra nostalgia e sperimentazione, le scelte compositive che caratterizzano il suo stile e le direzioni che vorrebbe esplorare nei prossimi lavori.
INTERVISTA
Tra i tuoi riferimenti compaiono Van Halen, Eurythmics e Depeche Mode. Quale elemento della musica degli anni Ottanta continua ad affascinarti maggiormente?
Il fatto che la melodia sia la vera protagonista. Negli anni ottanta i brani avevano linee che ti restavano in testa dopo un solo ascolto, ritornelli aperti e un’emotività dichiarata, senza timidezza. Da Van Halen prendo l’energia, da Eurythmics e Depeche Mode l’atmosfera e il modo in cui i synth possono raccontare qualcosa. È una musica che non ha paura di emozionare, e per me è ancora una grande lezione.
La synthwave e la retrowave recuperano sonorità del passato reinterpretandole in chiave contemporanea. Cosa ti interessa di questo incontro tra nostalgia e modernità?
Mi interessa che quelle sonorità possano essere vissute in modo nuovo. Non voglio riprodurre gli anni ottanta in maniera nostalgica: preferisco prendere le suggestioni, i synth, le melodie nette, l’immaginario al neon, e inserirle in qualcosa che sento mio, con un suono e una sensibilità di oggi. La nostalgia è il punto di partenza, ma quello che conta è dove la porti.
Hai una forte passione anche per il power metal di gruppi come Dynazty e Sabaton. Quali caratteristiche di questo genere ritrovi nelle tue composizioni?
Soprattutto la melodia grande e la drammaticità. Il power metal ha ritornelli che si aprono, tensione che cresce e un’energia che ti trascina. Nelle mie composizioni cerco proprio questo: un momento in cui il brano si libera e ti dà quella sensazione di impatto, anche quando il suono di base è più sintetico e atmosferico.
Le colonne sonore dei videogame occupano un posto importante nella tua formazione musicale. C’è un videogioco la cui musica ha cambiato il tuo modo di ascoltare o comporre?
Più che un singolo titolo, mi ha cambiato il modo di ascoltare la capacità di quelle colonne sonore di creare un mondo con pochissime note: bastano un tema e un suono per farti vedere un luogo. È una cosa che cerco anche nei miei brani, ogni canzone deve avere un’immagine dentro.
In “Loudest Silence” quale influenza musicale ha avuto un ruolo determinante nella costruzione dell’arrangiamento?
Direi l’incontro tra due cose: la costruzione drammatica del power metal, con la tensione che sale e poi si apre, e il colore dei synth anni ottanta, più malinconico. In “Loudest Silence” volevo un’atmosfera che avesse dentro tensione e malinconia ma che a poco a poco lasciasse spazio a una sensazione di liberazione, e l’arrangiamento segue proprio questo percorso.
Hai dichiarato di non amare le strutture troppo prevedibili. Come capisci quando un cambiamento musicale arricchisce un brano e quando rischia di appesantirlo?
Mi chiedo se quel cambiamento serve al racconto. Se il brano cambia atmosfera perché sta accompagnando un’emozione diversa, allora lo arricchisce; se cambia solo per sorprendere, lo appesantisce. Un test semplice è questo: se tolgo quel passaggio e la storia si racconta uguale, probabilmente era di troppo.
Provenendo dallo studio di strumenti a fiato, hai sviluppato un rapporto particolare con la melodia. Quanto conta per te rispetto al ritmo e alla ricerca sonora?
Conta moltissimo. Dopo dieci anni di strumenti a fiato ragiono ancora in termini di frase: dove nasce, dove respira, dove si chiude. Il ritmo e la ricerca sonora sono il contesto, la melodia è quello che resta nella testa di chi ascolta. Per me un brano riuscito è prima di tutto una melodia che regge anche da sola.
Guardando alle tue prossime produzioni, c’è un genere musicale che vorresti sperimentare e che finora non hai ancora affrontato?
Non ho in mente un genere preciso da “conquistare”, ho più voglia di allargare il lato leggero. Dopo un brano intimo come “Loudest Silence” mi viene naturale cercare energia e movimento: un suono più luminoso, di strade di notte, velocità e luci al neon. Non cambio mondo, ne esploro l’altra faccia.
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