Con “A METÀ (Fall In Between)”, Sissy Castrogiovanni affronta uno dei temi più personali del suo percorso: il rapporto con le proprie radici e la sensazione di appartenere a due luoghi diversi. Dopo aver trascorso gran parte della sua vita tra Sicilia e Stati Uniti, la cantautrice racconta cosa significhi riconoscersi in entrambe le culture, senza dover necessariamente scegliere.
Il singolo rappresenta anche una nuova tappa della sua evoluzione musicale, iniziata con la sperimentazione tra jazz e tradizione siciliana e arricchita negli anni da influenze soul, blues, gospel e collaborazioni internazionali.
In questa intervista per Radio City Light, Sissy Castrogiovanni ripercorre i cambiamenti della sua scrittura, il legame tra esperienze personali e musica e il significato di un brano che considera tra i più intimi della sua carriera.
INTERVISTA
“A METÀ (Fall in Between)” sembra racchiudere molti degli elementi che definiscono oggi la tua identità artistica. In quale punto del tuo percorso si colloca questo singolo?
Di tutti i brani che ho scritto negli ultimi quindici anni, “A METÀ (Fall in Between)” è probabilmente il più intimo in assoluto: è l’unico pezzo dove spesso faccio fatica a cantare, senza farmi interrompere da qualche lacrima. Perché mette in una canzone la domanda che mi fanno sempre: ti senti più siciliana quando sei in America, o più americana quando torni in Sicilia? E la risposta, finalmente, non è né l’una né l’altra. È entrambe.
La tua musica parte dalla scrittura cantautorale italiana ma incontra jazz, folk mediterraneo, soul, blues e gospel. Come riesci a mantenere una cifra personale all’interno di un linguaggio così ampio?
Io credo che ognuno di noi sia il risultato delle esperienze che ha vissuto, e questo vale nella vita in generale e anche nella musica. Non mi sforzo di dover appartenere a un genere piuttosto che all’altro. Io sono io, con tutto il mio bagaglio e il mio vissuto. Se tu parli e fai un discorso non cerchi esattamente ogni singola parola, avrai un modo di esprimerti che è soltanto tuo, ed è il risultato di come si parla nella tua famiglia, di come parlavi quando sei cresciuto, di dove sei cresciuto, dei libri che hai letto, delle persone che hai incontrato… e basta una frase per capire che sei tu a parlare. Nella musica è lo stesso. Tutto il mio vissuto a un certo punto si incontra nel mio modo di esprimermi artisticamente.
Quanto è cambiato negli anni il tuo modo di comporre rispetto agli inizi?
È in continua evoluzione. All’inizio scrivevo in inglese, poi quando ho iniziato a mettere il Siciliano si è sbloccato un mondo. Nel primo disco “Intra Lu Munnu” ero ancora la fase sperimentale, poi nel secondo “Terra” si è liberato tutto, è iniziata la commistione anche con gli strumenti folk all’interno di un linguaggio jazz, ho inserito per esempio il marranzano e la cornamusa insieme al sassofonoo, piano e contrabbasso. Nel frattempo, c’erano state le collaborazioni con Bobby McFerrin, e quindi anche la componente corale è molto predominante.
Adesso c’è stato un rientro in Italia, la realizzazione di aver vissuto mezza vita all’estero, e fasi varie della vita che hanno tirato fuori l’anima più blues di cui parlavamo prima. E quindi negli ultimi lavori ho inserito anche le chitarre elettriche e un po’ di elettronica che ancora una volta fanno evolvere il suono rispetto a prima.
Nel tuo caso la contaminazione musicale nasce anche da una contaminazione biografica. Pensi che vita e musica siano ormai diventate inseparabili nel tuo modo di scrivere?
Sì decisamente. Non riesco a scrivere di cose che non ho vissuto in qualche modo in prima persona.
Quanto conta per te evitare che il richiamo alle radici diventi un elemento puramente folkloristico?
Ancora una volta credo che basti semplicemente cercare di essere autentici con noi stessi, in prima persona. Se scrivessi in modo puramente folkloristico la mia scrittura non rispecchierebbe chi sono. E ti dirò di più, ho rifiutato una grandissima opportunità proprio per questo. Volevano fare di me il personaggio “folk” della Sicilia antica per intenderci, e rifiutati.
Se dovessi indicare un aspetto di “A METÀ” che rappresenta particolarmente bene la Sissy Castrogiovanni di oggi, quale sceglieresti?
Il fatto che non sceglie. “A METÀ” non significa essere o l’uno o l’altro, significa essere entrambe, insieme, “in equilibrio tra due mondi paralleli equidistanti da un punto al centro del mare e del cuore.” Quella frase, che è la prima frase del testo, è la Sissy di oggi: una donna che ha vissuto lontano, che ha due case, due lingue, una famiglia internazionale fatta di persone che si sentono “a metà” come lei, e che non vuole più sentirsi incompleta per questo. Da un lato ti dà tantissimo, dall’altro ti toglie tantissimo, e alla fine, se potessi tornare indietro, rifarei esattamente la stessa cosa. Ecco, quella sono io oggi: non una metà mancante, ma due metà che, insieme, fanno una persona intera.







