Ai microfoni di Radio City Light, Matilde Calamai approfondisce il processo di scrittura e produzione che guida il suo lavoro in studio.
Dalla cura per i dettagli visivi alla solida etica professionale maturata in oltre trent’anni di carriera, l’autrice spiega come l’ironia e l’osservazione della quotidianità possano trasformarsi in un potente inno all’unicità, capace di unire due generazioni all’insegna della musica indipendente.
INTERVISTA
Matilde, quali sono i tuoi riferimenti musicali e culturali, spaziando dal cantautorato classico alle tendenze contemporanee che ascolti oggi?
Sono cresciuta ascoltando musica molto diversa, dal cantautorato al pop, e sono sempre stata attratta soprattutto dagli artisti capaci di raccontare storie.
La letteratura e la poesia hanno influenzato profondamente il mio modo di ascoltare: faccio molta attenzione alle parole, alle immagini e alle emozioni che una canzone riesce a evocare.
Oggi ascolto anche rap, hip-hop e pop urban, senza pensare che esista una musica giusta per ogni età.
Mi piace trovare ispirazione dove non me l’aspetto.
Come nasce un testo per te? Quali suggestioni della vita quotidiana e del dialogo con le nuove generazioni trasformi in rime e parole da cantare?
Scrivo da sempre. Ho cominciato con la poesia, poi sono arrivati i romanzi e la musica. La scrittura è il mio modo di osservare e interpretare la realtà.
Le idee nascono spesso da situazioni quotidiane, conversazioni, piccoli episodi che apparentemente sembrano insignificanti.
Un dialogo in famiglia, una frase sentita per caso, una scena quotidiana: tutto può accendere un’idea.
Spesso parto da un dettaglio buffo e mi accorgo che dietro c’è qualcosa di serio.
Allora provo a trasformarlo in parole e ritmo, senza perdere leggerezza.
Perché non serve fare una predica per dire qualcosa di importante.
Con l’uscita di “Baddie Mom” lanciate un messaggio forte di unicità e libertà espressiva: qual è stata la vera molla che ti ha spinto a scrivere questo pezzo e cosa vorresti trasmettere a chi ascolta?
Volevo raccontare dal mio punto di vista di mamma ciò che vedo intorno a me: il giudizio, le etichette, le critiche che talvolta diventano vere forme di esclusione. Sono dinamiche adulte, ma ricordano da vicino quelle che Sofia osserva tra le ragazze.
Con Baddie Girl lei racconta il suo mondo; con Baddie Mom io racconto il mio. Due prospettive su un problema che non ha età.
Ho scelto di affrontarlo con ironia, perché saper ridere anche di sé toglie molto potere al giudizio degli altri.
Il messaggio è semplice: nessuno dovrebbe rinunciare alla propria unicità per essere accettato.
Quanto tempo ha richiesto lo sviluppo del brano, dal primo concept in studio fino alla sua veste definitiva?
Non saprei riassumere il lavoro in un numero preciso di giorni: dalla prima idea alla versione finale ci sono diverse fasi, e ognuna richiede attenzione.
Abbiamo cercato il giusto equilibrio tra un testo ironico, un ritmo incisivo e un’interpretazione credibile.
Poi sono arrivati gli arrangiamenti, la registrazione e il lavoro sulle immagini, fino al videoclip.
Per me anche l’aspetto visivo è parte del racconto: non basta che una canzone suoni bene, deve avere una sua identità.
Il brano vede la sinergia con Chic Boom Boom: come si è sviluppata questa collaborazione e chi ti ha affiancato nella produzione e nella realizzazione del pezzo?
Chic Boom Boom nasce dal rapporto tra me e Sofia. Siamo madre e figlia e questa è la nostra forza.
Sofia ha la sua personalità artistica, io porto l’esperienza maturata nella scrittura, nella televisione e nella comunicazione. Ci confrontiamo molto, e non sempre siamo d’accordo: anche questo rende il lavoro interessante.
Dietro ogni nostro brano, però, non ci siamo soltanto noi due. Siamo una piccola produzione indipendente che si avvale di professionisti nelle diverse fasi del lavoro.
Partiamo dalle nostre idee, dai testi, dalle melodie e dai ritmi che immaginiamo o che proponiamo come riferimento. Poi lavoriamo con un musicista che realizza le basi, le sviluppa, le modifica e dà forma musicale a quello che abbiamo in mente.
C’è la nostra insegnante di canto, che ci segue nella preparazione vocale e ci aiuta a interpretare e cantare i brani al meglio. E naturalmente c’è lo studio di registrazione, dove tutto prende forma nella sua versione definitiva.
Vengo da oltre trent’anni di esperienza nel mondo della televisione, della moda e dello spettacolo e ho imparato una cosa: se decido di fare qualcosa, voglio farla bene. Al meglio delle nostre possibilità.
Non abbiamo alle spalle una grande struttura discografica, quindi dobbiamo occuparci direttamente di tantissimi aspetti, dalla produzione alla comunicazione.
Certo, con una major che credesse nel progetto e ci supportasse sarebbe tutto più semplice! Ma non sono mai stata una persona che aspetta all’infinito che qualcuno le dia un’opportunità.
Come ho detto più di una volta, se le porte non si aprono, tendo a costruirle.
Se potessi avere la bacchetta magica, cosa desidereresti di più al mondo in questo momento per il tuo percorso artistico?
Vorrei avere le risorse per dare alle idee tutto lo spazio che meritano, senza dover scegliere ogni volta a cosa rinunciare.
Ho lavorato nella moda, in televisione, in radio, nella recitazione e nella scrittura: mi piace unire queste esperienze in progetti nuovi.
Una struttura che credesse davvero in Chic Boom Boom potrebbe aiutarci a fare un salto di qualità, senza snaturarci.
Nel frattempo continuo a fare ciò che ho sempre fatto: lavorare, sperimentare e cercare soluzioni.
Quali sono i progetti futuri all’orizzonte tra nuova musica, video e live?
Vorremmo continuare a pubblicare musica e a dare a ogni brano un carattere riconoscibile.
Ci interessano anche i videoclip e i contenuti digitali: sono parte integrante del nostro modo di raccontare le canzoni.
E, quando ci saranno le condizioni giuste, ci piacerebbe portare il progetto dal vivo.
Senza perdere il piacere di lavorare insieme: è questo che rende l’avventura speciale.
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