Intervista su Radio City Light agli UNO&MEZZO che ci presentano il loro disco “ANIME INTOSSICATE”

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Con “Anime Intossicate”, Uno&Mezzo debutta con un disco strumentale breve ma incisivo: dieci tracce di circa un minuto e mezzo che rifiutano ogni forma di compiacimento. Un formato essenziale che diventa scelta estetica e presa di posizione.

Il sound affonda le radici in un post rock oscuro e ipnotico, attraversato da elettronica retrò e suggestioni analogiche, mentre i titoli dei brani – ispirati a sostanze tossiche – diventano metafora di ciò che avvelena l’anima nella società contemporanea. Anime Intossicate è un lavoro compatto e diretto, che trasforma il suono in uno spazio di inquietudine, consapevolezza e resistenza emotiva.

INTERVISTA

Anime Intossicate è un disco strumentale ma profondamente politico: quanto è stata consapevole, fin dall’inizio, l’idea di trasformare il suono in un atto di accusa verso la società contemporanea?

Per prima cosa ci teniamo a dire che non siamo una band “politica” in senso stretto. Ci poniamo domande, osserviamo la realtà che ci circonda, e da lì nasce il nostro dissenso verso i valori della società contemporanea. Si tratta di una reazione di buon senso e di sensibilità umana, più che di politica. Questo è quello che cerchiamo di fare.

Ogni traccia porta il nome di una sostanza tossica: in che modo avete lavorato affinché il titolo non fosse solo simbolico, ma influenzasse davvero la scrittura e l’atmosfera di ciascun brano?

In realtà il processo è stato l’inverso. Abbiamo prima scritto le canzoni, e dopo è nata l’idea delle sostanze tossiche. Ci siamo poi divertiti ad associare il nome delle sostanze ai pezzi che più ce le ricordavano.

La scelta di una durata breve e concentrata sembra rifiutare ogni forma di compiacimento: è una critica implicita anche al consumo bulimico di musica di oggi?

Si, l’idea di fare brani di un minuto e mezzo circa nasce proprio dalla volontà di criticare l’utilizzo della musica come sottofondo di pochi secondi nei video sui social. Quindi abbiamo provato a mantenere la stessa forma, ma dando sostanza.

Il vostro post rock è oscuro, ipnotico, ma attraversato da elettronica retrò: quanto conta per voi il dialogo tra memoria analogica e inquietudine presente?

La memoria analogica è dettata più dai nostri gusti musicali che dal messaggio che vogliamo dare, che invece è terribilmente attuale. L’inquietudine nasce da quello, dal senso di smarrimento che stiamo vivendo in quest’epoca folle.

Se questo disco fosse ascoltato come un unico flusso, che tipo di reazione emotiva sperate di innescare nell’ascoltatore?

Il disco è molto breve, quindi invitiamo ad ascoltarlo come un unico concept, perché aiuta a fare un viaggio attraverso i diversi stati d’animo che suscita.

Abbiamo provato a trasmettere senso d’inquietudine, rabbia, voglia di ribellarsi, disperazione, non esiste una sola emozione.

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