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30 anni di Afterhours tra le «radici e il desiderio di strapparle»

«Un mattone». Così Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo definiscono Foto di pura gioia, l’antologia che racconta 30 anni di carriera degli Afterhours, introdotti proprio dall’immagine che campeggia in copertina di un Manuel bambino. «Una foto importante – spiega subito Manuel – perché ha ispirato Quello che non c’è, il disco in cui probabilmente ho iniziato a ritrovarmi».

Sul retro del mattone di cui sopra (in uscita il 17 novembre, per inciso), c’è Manuel vestito da bambina. Come i ben informati ricorderanno, quello è il periodo di Germi. «Son due facce della stessa medaglia. – espone ancora Agnelli – Da un lato le radici. Nella sua biografia, Bruce Springsteen ha raccontato che nei momenti di crisi guidava fino alla casa del padre. Io facevo lo stesso, da prima che Bruce lo scrivesse nella sua biografia. Dall’altro lato, le radici vanno strappate. Il periodo di Germi era così. Mischiavamo i generi musicali senza ritegno».

Sacro e profano, partenze e ritorni: c’è tutto in questa Foto di pura gioia, che contiene 4 cd, 76 tracce e un libro scritto da Federico Fiume, ricco di interviste e curiosità. «Cose divertenti per chi ci conosce – precisano Manuel e Rodrigo – come inediti del primissimo periodo o demo originali in inglese maccheronico». E pensare che, durante la fase di ‘costruzione’ di questa raccolta, un incendio ha distrutto la sala prove della band, rischiando di mandare tutto all’aria. «All’inizio volevamo metterci l’anima in pace – spiegano – però la maggior parte del materiale si è salvato. Anzi, a mano a mano abbiamo trovato cose belle ed emozionanti».

Tra le chicche, anche il duetto (assolutamente contemporaneo) con Carmen Consoli sulle note di Bianca, già disponibile dal 27 ottobre. «Avevamo pensato a Daniele all’inizio (Silvestri, ndr), ma non era il caso. Volevamo una donna e Carmen era perfetta perché non abbiamo mai collaborato insieme. Il pezzo è delicato e lei ha una voce antica. Nel senso più positivo possibile: ha personalità e un timbro forte. Poi la sua matrice rock si sente in tutto ciò che ha fatto».

Proprio il pensare ad artisti affini ad Afterhours per cronologia e stile, riporta Manuel agli anni ’90, a loro modo rivoluzionari. «Volevano farmi cantare in italiano – ricorda, ad esempio – mi sembrava forzato ma sensato. C’era un pubblico con cui potevamo comunicare». Il pensiero va poi alla scena odierna («Rivoluzionaria? Proprio no»), a cui si chiede di «essere puro intrattenimento, a volte becero». E, tra i tanti generi, Manuel trova quantomeno interessante la trap («Almeno all’inizio se ne fotteva di tutto, persino dei risultati. Certo, non è stata dirompente come il punk, che era nichilista. La trap è più menefreghista. Ma forse è anche colpa nostra, non siamo riusciti a comunicare alle nuove generazioni la controcultura»).

Di sicuro, la storia degli Afterhours non si ferma qui («Musicalmente manca ancora tantissimo. – precisa Manuel – Sono convinto che ci sia ancora tanto da esplorare») e, intanto, lo sguardo va al 10 aprile, alla data al Forum che celebrerà dal vivo questi 30 anni.

«Il live durerà almeno tre ore – anticipa Manuel – e più che suonare tutti i pezzi, imposteremo momenti diversi del nostro percorso, focalizzando ogni disco in due o tre brani. Ci saranno ospiti, tra cui qualche ex Afterhours, ma vorremmo più un concerto che uno spettacolo. Avete visto Nick Cave? E’ stato uno dei concerti più belli della mia vita, è il concerto che mi piacerebbe fare, pieno di libertà interpretativa. Una vera Messa blues. Noi vogliamo eliminare proprio tutto ciò che è totalizzante».

Fonte: onstageweb.com di Grazia Cicciotti

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